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Graziani sulla crisi azzurra: “Obbligatorio far giocare 5 o 6 italiani in ogni squadra”
Ciccio Graziani analizza il fallimento dell’Italia al Mondiale 2026: “Giovani bravi ma senza spazio, servono quote obbligatorie per ripartire”.
Italia fuori dal Mondiale: l’analisi di Ciccio Graziani
Il dibattito sulla crisi profonda del calcio italiano, dopo l’ennesimo fallimento mondiale del 2026, si arricchisce della voce di un protagonista storico: Ciccio Graziani. Intervenuto ai microfoni di Radio Sportiva durante il consueto appuntamento con il “Microfono Aperto”, il campione del mondo 1982 ha analizzato la situazione attuale mettendo nel mirino la gestione dei giovani talenti nostrani e proponendo soluzioni drastiche per invertire la rotta.
Il paradosso delle giovanili: bravi ma senza spazio
Secondo Graziani, il problema non risiede nella mancanza di materiale umano, quanto piuttosto nella carenza di coraggio nel lanciarlo tra i professionisti. L’ex attaccante ha evidenziato come le selezioni giovanili azzurre continuino a essere estremamente competitive a livello internazionale, scontrandosi però con un “muro” invisibile al momento del passaggio definitivo nelle prime squadre di Serie A e categorie inferiori. “Il calcio italiano deve ripartire con l’investimento sui settori giovanili italiani. Sui ragazzi italiani, che ce ne sono tanti bravi in giro, ma non gli diamo più le opportunità. Guardate anche le nostre giovanili Nazionali: siamo sempre molto competitivi. Abbiamo dei giovani molto bravi, però poi non li facciamo giocare, non gli diamo la necessaria fiducia”.
La proposta: quote obbligatorie per il rilancio
Per uscire dallo stallo, Graziani non invoca riforme burocratiche astratte, ma una regola precisa che garantisca il minutaggio necessario ai ragazzi del vivaio. La sua idea punta a proteggere l’identità del nostro calcio da dinamiche di mercato che spesso privilegiano profili esteri a discapito dei talenti locali. “La logica sarebbe quella di poter cominciare a pensare che in ogni squadra italiana ci dovrebbero essere almeno 5 o 6 calciatori italiani che giocano obbligatoriamente per poter far sì che il calcio italiano si riprenda”, ha spiegato il campione del mondo. Secondo questa visione, solo attraverso un impiego costante e garantito dei calciatori di casa nostra si potrà tornare a essere competitivi ai massimi livelli globali.
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