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Adani critica la gestione Gravina: “Ridisegnare il calcio ora? Si doveva fare prima”

Daniele Adani attacca il presidente FIGC Gravina: la critica alla gestione degli ultimi 15 anni e la ricetta per ripartire.

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Daniele Adani

Adani contro Gravina: “Il calcio andava ridisegnato molto prima del palo”

Intervenuto con la consueta schiettezza ai microfoni della Rai, Daniele Adani ha commentato duramente le recenti dichiarazioni del presidente federale Gabriele Gravina. Al centro della critica c’è l’annunciata necessità di “ridisegnare” il sistema calcio italiano all’indomani del clamoroso fallimento della Nazionale, rimasta fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva in questo 2026. L’opinionista ha espresso forti perplessità sulla tempistica e sulla reale profondità di tale proposta, sottolineando come un cambiamento strutturale non possa essere dettato semplicemente dall’emotività di una sconfitta o da episodi fortuiti sul terreno di gioco.

Il paradosso del cambiamento: una reazione tardiva ed episodica

“Voi vedete il termine ‘ridisegnare’ detto da Gravina come una cosa positiva, io no. Se tu ridisegni perché hai preso un palo o perché non hai avuto un’espulsione vuol dire che dovevi ridisegnare anche prima,” ha esordito Adani. Il nucleo della sua critica risiede nel fatto che un progetto sportivo serio non dovrebbe dipendere dalla traiettoria di un pallone. Secondo l’ex difensore, invocare una rivoluzione solo quando il risultato finale è negativo è il sintomo di una mancanza di visione a lungo termine. Se l’Italia fosse passata per un colpo di fortuna, i problemi strutturali sarebbero rimasti nascosti sotto il tappeto, confermando una gestione basata sulla casualità piuttosto che sulla programmazione.

Quindici anni di stallo: l’atto d’accusa alla macchina federale

Adani ha poi allargato il raggio d’azione, puntando il dito contro l’intera gerarchia della FIGC e non solo sul vertice apicale. Per l’opinionista, le responsabilità dello scatafascio attuale sono da ricercare in una gestione di lungo periodo che ha visto molti collaboratori federali operare sottotraccia senza produrre risultati tangibili. “Vuol dire che tanta gente a cascata in Federazione, sotto Gravina, deve vedere cosa ha fatto negli ultimi 15 anni, tanti collaboratori hanno lavorato e non così bene,” ha rincarato la dose. Il riferimento è a un sistema che ha bruciato tempo prezioso mentre le altre potenze europee e mondiali evolvevano, lasciando l’Italia intrappolata in logiche di potere ormai superate.

Ripartire dai valori: la triade Buffon, Gattuso e Baldini

Per invertire la rotta e avviare una rinascita che sia prima di tutto morale, Adani ha individuato tre figure simbolo che incarnano un’autenticità rara nel calcio dei burocrati. “Ripartirei da 3 persone: Gigi Buffon, Rino Gattuso e Silvio Baldini. Perché sento i valori, sono tutti bravi a rivendicare cariche ma io sento i valori in quelle tre persone.” Secondo Adani, questi profili hanno la capacità di mettersi a nudo e di mettere l’umanità davanti al proprio passato da campioni. Non si tratterebbe dunque di semplici nomine tecniche, ma di affidare il movimento a persone capaci di trasmettere un’identità forte a un’Italia che attualmente occupa un deludente 12° posto nel ranking mondiale. Solo attraverso questa trasparenza emotiva e tecnica si potrà sperare di restituire dignità a una maglia che ha smesso di brillare sui palcoscenici più importanti.

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