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Italia fuori dai Mondiali, l’allarme di Galliani: “Solo il 30% di italiani in Serie A, i vivai sono in crisi”

Adriano Galliani analizza la crisi del calcio italiano dopo lo spareggio: “Serie A campionato di transito, i club non investono più nei vivai”.

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Adriano Galliani

Italia fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva: parla Galliani

Nel dibattito infiammato che segue la clamorosa eliminazione dell’Italia dai Mondiali 2026, si leva una delle voci più autorevoli e storiche del nostro calcio: quella di Adriano Galliani. L’ex amministratore delegato del Milan, intervenuto ai microfoni di Sky, ha analizzato il fallimento azzurro non come un episodio isolato, ma come lo specchio fedele di una Serie A profondamente mutata e impoverita nel tempo.

Secondo Galliani, il problema principale risiede nel drastico calo di giocatori italiani selezionabili nel nostro campionato, unito a una gestione dei settori giovanili che scoraggia gli investimenti dei club. “La Nazionale è figlia del campionato”, ha ribadito il dirigente, sottolineando come il sistema attuale, diventato ormai un torneo di transito, non riesca più a produrre o trattenere i grandi campioni che un tempo dominavano l’Europa. Di seguito le sue parole.

L’analisi di Galliani: “Solo il 30% dei giocatori è convocabile”

Sulle differenze col passato: “Lo sport è fatto di cicli, non voglio aggiungere pareri a questo giro delle sette chiese sulle responsabilità. Ma è cambiato veramente tanto e tutto. Prima avevamo i grandi campioni in Serie A, i Palloni d’oro italiani e stranieri: negli anni 90′ l’Italia vinceva Coppa Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa Uefa. Le finali erano sempre giocate da squadre italiane. E’ tutto il fenomeno calcistico che si è abbassato. La Serie A è un campionato di transito. E solo il 30% dei giocatori sono convocabili”.

Sulle colpe: “Nel campionato italiano il ‘giro palla’ è uno dei più lenti dei campionati europei, e così  anche il top delle velocità. E’ inutile cercare il colpevole e dire che è il presidente federale, piuttosto che l’allenatore o il componente del consiglio federale. La crisi è un fenomeno che va visto a 360 gradi”.

Sui settori giovanili: “Sono cambiati. Con i ragazzi che possono andar via a qualsiasi età, così i club sono meno propensi a spendere sui vivai. Se vogliamo cambiare, va fatto dai settori giovanili alla nazionale. Io l’allenatore della Nazionale lo chiamo ancora selezionatore”.

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