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Italia, l’analisi di Chiappino: “Under competitive, ma i club non aspettano i giovani”
L’analisi di Luca Chiappino a Radio Sportiva: l’allenatore del Genoa affronta il tema dei vivai dopo l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali.
L’esperienza di Chiappino: una vita dedicata al vivaio
In un clima di profonda riflessione per le sorti del calcio azzurro, dopo la cocente eliminazione dell’Italia per mano della Bosnia, il dibattito si sposta inevitabilmente sulla base della piramide: i settori giovanili. Chi meglio di Luca Chiappino può analizzare le criticità di un sistema che fatica a lanciare i propri talenti? Bandiera storica del Genoa, prima come difensore e poi come architetto del vivaio rossoblù — con cui ha sollevato Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa Primavera — il tecnico genovese rappresenta una delle memorie storiche più autorevoli nel campo della formazione calcistica italiana.
Intervenuto ai microfoni di Radio Sportiva, Chiappino ha portato la sua pluriennale esperienza sul campo per spiegare le ragioni di un corto circuito che sembra bloccare la crescita dei nostri ragazzi proprio nel momento del grande salto. Tra riforme necessarie e una mentalità da cambiare, l’allenatore ligure ha tracciato la rotta per una ricostruzione che non può più essere rimandata, partendo proprio da quel lavoro quotidiano con i giovani che lo vede protagonista da quasi vent’anni.
Le parole di Chiappino
Sui talenti italiani: “Se guardiamo il percorso dei ragazzi con le Under Nazionali, notiamo che arrivano sempre in fondo alle varie competizioni. Il cortocircuito avviene dopo. Il calcio è diventato uno sport con dei costi enormi e le grandi società, che giocano per obiettivi importanti, cercano di attingere tra i migliori talenti in giro per il mondo e non hanno il tempo di aspettare la maturazione dei nostri giovani. L’importante sarebbe farli giocare, anche in squadre di seconda fascia. Ma poi, chiaramente, mancherebbe loro l’esperienza a livello internazionale”.
Sulle riforme e le serie minori: “Non penso si possa ridurre il tutto a una questione di riforma. Il calcio è uno sport di abilità e capacità tecniche, poi viene tutto il resto. E da quel punto di vista evidentemente siamo indietro. I giovani giocano nelle serie inferiori, ma spesso lo fanno per obblighi o fanno fatica a imporsi, tra mille difficoltà. In quelle categorie l’aspetto fisico prevale su quello tecnico. Le Under 23 sono una buona soluzione, ma non tutte le società possono permettersi i loro costi, che sono enormi. Devi avere delle strutture adeguate”.
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