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Juventus, parla Padoin: “In Italia troppo conservativi. A 20 anni non possono stare in Primavera”
Simone Padoin alla vigilia della finale di Coppa Italia tra Juve e Atalanta: le critiche alla riforma Primavera e il futuro dei giovani.
Simone Padoin racconta il vivaio Juve e l’esperienza da allenatore della Primavera
Simone Padoin non è mai stato un uomo di troppe parole, ma quando parla lo fa con la stessa concretezza che metteva in campo. Oggi, alla vigilia della finale di Coppa Italia Primavera contro l’Atalanta (domani ore 17 all’Arena Civica), l’allenatore della Juventus si racconta a Tuttosport, analizzando i mali e le virtù del nostro calcio giovanile.
Il primo anno da “capo” allenatore di Simone Padoin potrebbe subito regalare un trofeo che alla Juventus manca dal 2013. Un salto, quello dal ruolo di collaboratore della prima squadra alla panchina della Primavera, che ha cambiato profondamente l’ex centrocampista: “Da primo allenatore il salto è notevole. Fatichi a staccare con la testa. Il rischio è di sentirsi sempre colpevole di tutto, ma mi vedo migliorato rispetto ad inizio anno”.
Tra riforme criticate e mancanza di coraggio tattico, ecco il pensiero del tecnico bianconero sul vivaio e sul futuro dei talenti italiani.
Le parole di Padoin
L’attacco alla riforma: “Inconcepibile avere ventenni nelle giovanili”
Uno dei punti più caldi toccati da Padoin riguarda l’assetto attuale del campionato Primavera. Il tecnico bianconero non usa giri di parole per criticare l’innalzamento dell’età media dei partecipanti:
“Di sicuro, non mi piace l’ultima riforma: è inconcepibile che ragazzi di 20 anni giochino ancora nel settore giovanile. Ci confrontiamo con squadre che hanno un’età media talvolta maggiore di 10 anni rispetto alla nostra: per noi è utile, che abbiamo anche i 2009, ma per loro? È una domanda che mi faccio, questo può essere un freno alla crescita di determinati giocatori”.
Il talento sacrificato dai moduli
Secondo Padoin, il problema della Nazionale e della carenza di talenti non è legato alla qualità dei ragazzi, quanto piuttosto alla mentalità degli adulti che li guidano. Un eccesso di tatticismo e prudenza che finisce per “spegnere” la fantasia:
“I talenti ci sono, ma siamo troppo conservativi. Basti vedere quante squadre scendano in campo col 3-5-2: se a noi adulti manca coraggio, come possiamo trasmetterlo ai ragazzi? Non mi piace parlare di moduli, ma con certi schieramenti i giocatori di talento vengono sacrificati. Ed è un peccato. Così la crescita rallenta”.
Tra scuola, pressioni e Next Gen
Padoin, cresciuto nel leggendario vivaio dell’Atalanta di Mino Favini, vede molte analogie con l’ambiente Juve, ma nota anche quanto sia cambiato il mondo intorno ai ragazzi, tra calendari intasati e il rischio di abbandono scolastico:
“Giochiamo più di 50 partite l’anno tra tutte le competizioni, quando facevo la Primavera io se ne giocavano quasi la metà. E le pressioni sui ragazzi sono tantissime. Bisogna dargli un supporto, menomale che alla Juve siamo all’avanguardia. In quale ruolo mi vedo in futuro? Penso di poter fare l’allenatore. Sento di aver bisogno di questa tensione, di queste sensazioni che la quotidianità mi sta regalando”.
Il tecnico conclude sottolineando l’importanza della Next Gen come sbocco naturale per i suoi ragazzi: “È un passaggio fondamentale. Abbiamo ragazzi molto interessanti, ma per il loro bene non faccio nomi”. Domani, contro la “sua” Atalanta, sarà il campo a parlare per loro.
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