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Mondiali 2026 al via: perché seguire Messico-Sudafrica
Mondiali 2026, si parte con Messico-Sud Africa
Si stanno per esaurire i granelli nella clessidra: i Mondiali 2026 partono oggi (11 giugno) alle 21:00. In campo c’è uno dei tre paesi ospitanti: il Messico riceve il Sud Africa in un affascinante remake della sfida del 2010. Dal gol iconico di Tshabalala ad oggi, è cambiato tutto: le due squadre sono molto diverse. Tra precedenti interessanti e un nuovo gioiellino nel mirino delle big europee: ecco perché seguire il match inaugurale.
Sud Africa: sprazzi di freschezza e un veterano in panchina
Uno degli allenatori più navigati per guidare un gruppo che ha saputo accettare anche la presenza di qualche giovane. Hugo Broos è un autentico guru del calcio africano, nonché un graditissimo ricordo di quello belga. Nel continente africano, il 74enne sta vivendo una “seconda giovinezza da allenatore”: dopo essere stato campione del Belgio tre volte con il Bruges, ha raccolto la sfida Camerun, con risultati straordinari. Il picco massimo è rappresentato dalla vittoria della Coppa d’Africa nel 2017. Nel 2021 invece, l’arrivo sulla panchina dei “Bafana Bafana”: cinque stagioni segnate da un rendimento piuttosto convincente a livello continentale, con il terzo posto nella Coppa d’Africa 2024. Poi, un po’ di ricambio generazionale, che porta oggi la Nazionale sudafricana a poter contare anche su qualche nuovo nome di talento.
In difesa ci sono i classe 2004 Samukele Kabini e Khulumani Ndamane, fresco vincitore della Champions League africana con il Mamelodi Sundowns. Direttamente da Chicago invece, per il centrocampo c’è il 2005 Mbekezeli Mbokazi. In attacco, il leader tecnico è Relebohile Mofokeng: il numero 10, classe 2004, ha vinto il campionato sudafricano con gli Orlando Pirates, mettendo a referto 10 gol e 8 assist.
Messico: una nuova ripartenza nel segno di un nuovo wonderkid
Da paese ospitante, tocca al Messico fare gli onori di casa, in un girone A piuttosto equilibrato. Nel nuovo ciclo dei centroamericani, c’è spazio per lo spirito di squadra, per la coesione, ma anche per un po’ di freschezza donata da alcuni giovani di talento. Il primo nella lista è il terzino classe 2004 Mateo Chavez: propensione offensiva, buona fase di spinta e coraggio nell’accompagnare l’azione. In stagione, ha trovato 34 presenze con l’Az Alkmaar, ma soprattutto 7 apparizioni in Conference League, che certificano ormai la sua presenza nei radar internazionali. Dal 7 giugno 2025, giorno del suo esordio con la Nazionale Maggiore, il ventiduenne ha giocato 10 partite, partecipando alla vittoria della Golden Cup.
Tra le fila del “Tricolor”, troviamo anche Obed Vargas: mediano classe 2005, a 15 anni e 11 mesi faceva il suo debutto assoluto tra i grandi nel Seattle Sounders. Si presenta al mondiale con la maturità di un veterano, nonostante la carta d’identità reciti “20 anni”, e soprattutto con un’esperienza da 12 presenze nell’Atletico Madrid, dove è arrivato per 3 milioni nel febbraio 2026.
Per concludere, presentiamo il profilo più interessante, quello che cattura i riflettori. Gilberto Mora, trequartista classe 2008, giocherà il suo primo Mondiale da diciassettenne. Nel nuovo corso di Javier Aguirre, il numero 19 rappresenta la speranza per il futuro, e anche per il presente: tanta tecnica, colpi da 10 e soprattutto l’indole da prematuro che hanno solo i predestinati. L’esordio con la “Tri” è arrivato il 29 giugno 2025, ma da lì in poi si è trovato sempre più al centro della Nazionale.
Per ora, il picco massimo lo ha raggiunto nella Gold Cup, vinta anche grazie al suo sigillo determinante in semifinale: l’1-0 all’Honduras, che ha spianato la strada per la vittoria in finale contro gli Stati Uniti. Nota a margine: con la convocazione a 17 anni e 249 giorni, è il più giovane giocatore di questa edizione. Insomma, il “sogno Mondiale” del Messico è anche quello di un teenager che vuole aggredire il futuro.
Luca Ottaviano
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