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Italia, è tempo di ricostruire: gli Azzurri del futuro in vista del 2030
Italia, è tempo di rialzarsi
La ferita non si rimargina, e probabilmente la cicatrice del terzo mondiale consecutivo fallito rimarrà lì, a memoria di ciò che è stato. Il giorno dopo Italia-Bosnia però, proviamo a voltare pagina e a proiettare lo sguardo nuovamente verso il futuro. Con gli Europei 2028 e il Mondiale 2030 da conquistare, gli Azzurri (e in generale il movimento calcistico italiano) non possono permettersi ulteriori battute d’arresto. Serve un cambio di passo sistemico, a cominciare dal gruppo che verrà delineato per costruire fondamenta più solide. Ecco i nomi di chi potrebbe far parte della “Nazionale che verrà”.
Portieri e difensori: mix tra “incoscienti giovani” e qualche “esperto”
Super Gigio e i suoi eredi
Partiamo da un assunto fondamentale: ad ora rimangono pure e semplici speculazioni. L’urgenza di cambiare però, implica la necessità di intavolare questi discorsi, tracciando quantomeno una strada percorribile. In porta, l’Italia ha i pali blindati ormai dal 2018, ironia della sorte da quel passaggio di consegne Buffon-Donnarumma dopo la prima debacle contro la Svezia. Dietro il classe 1999 che, ricordiamo, a 31 anni non avrà ancora assaporato un Mondiale da giocatore, potremmo avere Carnesecchi, Meret o qualcuno della nuova scuola.
Da segnalare: gli impulsi di Edoardo Motta, classe 2005 da gennaio difensore della porta della Lazio; la crescita di Tommaso Martinelli, classe 2006 considerato da anni un predestinato, che a giugno tornerà alla Fiorentina. Più defilate le ipotesi Massimo Pessina, che nel 2030 avrà 22 anni e (si spera) le chiavi della porta del Bologna, e Lorenzo Torriani, talentuosissimo 2005 al momento al Milan Futuro.
La difesa dell’Italia nel 2030
La prima condizione d’esistenza è che si abbandoni il dogma ormai stanco e sbiadito della difesa a tre. Al centro, al di là dell’errore grossolano di ieri sera, Bastoni avrà 31 anni e sarà chiamato a recitare il ruolo di leader. Con lui, un 28enne Riccardo Calafiori, e un po’ di nuovo che avanza coi due atalantini Honest Ahanor (2008) e Giorgio Scalvini (2003, ma occhio alla variabile infortuni). Da valutare il fattore usura per Federico Dimarco, che avrà spento 33 candeline e arriverà logorato da tante stagioni a percorrere la fascia sinistra.
Le alternative potrebbero essere Destiny Udogie (2003), Davide Bartesaghi (2005), Lorenzo Bernasconi (2003), Matteo Ruggieri (2003) e giocando una fiche importante, Tommaso Fortini (2006), Matteo Cocchi (2007 dell’Inter) o Mattia Marello (gioiello nerazzurro classe 2008, 9 assist all’attivo quest’anno in Primavera).
A destra invece, pronto il tanto agognato ricambio generazionale: spazio alla progressione di Marco Palestra e Micheal Kayode. Ultime scommesse, che potrebbero rivelarsi vincenti, riguardano Andrea Natali e Luca Reggiani, centrali classe 2008 dominanti con le Nazionali Under e pronti al definitivo salto tra i grandi, con il secondo già protagonista in prima squadra al Borussia Dortmund.
Il centrocampo e i nuovi fantasisti
La carenza di fantasisti è soltanto nei pensieri di un’Italia che ha smesso di credere nel talento. Tra le nuove generazioni, scalpitano Lorenzo Venturino (2006 della Roma), Guido Della Rovere (2007 del Bayern Monaco, che potrebbe seguire le orme di Lennart Karl, e noi sinceramente ci speriamo fortemente) e Samuele Inacio, 2008 che al Borussia Dortmund ha già esordito tra i grandi e che nelle Nazionali Giovanili domina in modo incontrastato. Con loro, i veterani Sandro Tonali e Niccolò Barella, all’ultima chance per vivere un Mondiale. Da aggiungere anche Niccolò Pisilli, Cher Ndour, Giovanni Fabbian e Cesare Casadei, esponenti di due annate (2003 e 2004) ancora poco inserite nel contesto Nazionale Maggiore.
E nel tessuto di possibili soluzioni, si intrecciano anche Luca Lipani (2005 del Sassuolo e capitano dell’U21), Samuele Ricci e Nicolò Rovella, oltre alle “nuove leve” che meriterebbero più considerazione e status. Tra questi, troviamo altri due trequartisti come Coletta e Liberali, che vanno riconosciuti e accompagnati negli ultimi step del proprio processo di crescita. Dalla Serie B invece, occhi puntati su Simone Pafundi (il “wonderboy” con cui Mancini voleva tracciare una nuova strada) e Christian Comotto.
L’attacco nelle mani di… pochi ma buoni
L’approccio qualitativo dovrà prevalere su quello quantitativo. In avanti, Moise Kean avrà raggiunto i 30 anni, mentre Retegui 31. Si riparta dunque da Pio Esposito (2005) e da Francesco Camarda (2008), consegnando il futuro della Nazionale ai volti nuovi. Candidabile anche Dominic Vavassori, seconda punta classe 2005 che con l’Atalanta U23 sta regalando giocate e spettacolo.
Da monitorare invece l’evoluzione tecnica di Samuele Inacio (2008) col Borussia Dortmund, ma anche i percorsi di crescita di Jeff Ekhator (2006), Alphadjo Cissé (2006), Jamal Iddrissou (2007), Thomas Campaniello (2008), Riccardo Braschi (2006) e Filippo Galvagno (2007).
Gli ultimi jolly li spendiamo su due classe 2009: Diego Perillo, accentratore e leader tecnico dell’Italia U17 e in orbita Empoli Primavera, e Antonio Arena, folgorante impatto con la Primavera della Roma e già nelle grazie di Gasperini, con cui ha trovato l’esordio assoluto tra i grandi e il primo gol tra i professionisti a 16 anni.
Luca Ottaviano
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