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Primavera 1, la Top 10 dei fantasisti del campionato

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Hjalte Laerke

Primavera 1, è tempo di bilanci: la Top 10 fantasisti

Chiuse le tende del sipario sulla stagione regolare, in Primavera 1 è tempo di tracciare i primi bilanci. Scopriamo quindi i migliori interpreti ruolo per ruolo, in una serie di Top 10 che ci aiuteranno a delineare anche il futuro dei principali protagonisti del campionato. Si continua con i fantasisti: trequartisti, esterni d’attacco, seconde punte, ma di indole ispiratori o valvole di sfogo offensive. Ecco i 10 che hanno colorato in modo più vivace la stagione delle proprie squadre.

1 – Hjalte Laerke, Lecce

Inossidabile nella tenuta fisica, preziosissimo nel fornire supporto sul piano tecnico ad Esteban. Il perfetto “Robin”, spalla creativa di una delle coppie d’attacco più immarcabili del Primavera 1. Hjalte Laerke ha vinto la classifica assistman, con 11 passaggi vincenti in 35 gare, e aggiungendo al conto anche 4 gol. Ha inciso direttamente su 24 dei 54 punti totali del Lecce, e soprattutto ha contribuito a creare uno dei “dynamic duo” più devastanti del campionato: la “Laerke to Esteban”, con 5 gol sull’asse Danimarca-Spagna, con il classe 2007 a fare da ispiratore per il bomber.

2 – Filippo Carbone, Genoa

Passiamo ad un altro tipo di protagonismo. Dall’arte del passaggio a quella del gol: perché quando ha avuto la sensazione che alla squadra servisse un leader in grado di realizzare, Filippo Carbone ha cominciato ad alzare la sua temperatura offensiva. I suoi 11 gol hanno alimentato un attacco che ha sofferto lo stop forzato di Nuredini e il calo di Romano in termini strettamente di reti segnati. Miglior marcatore dei liguri, nonché leader tecnico e all’occorrenza anche capitano: stagione totale per il classe 2006.

3 – Alessandro Cardinali, Parma

Abbiamo già sviscerato il tema: se il Parma ha potuto contare su uno dei reparti offensivi più incisivi in stagione, il merito non è soltanto di Mikolajewski. Alessandro Cardinali ha saputo agire anche dietro le quinte, emergendo sia come scorer (9 timbri) che come rifinitore (7 assist). Il tutto, non perdendo mai lucidità e voglia, in una stagione che poteva essere logorante avendo giocato circa 3470 minuti (secondo più impiegato nel Parma, dietro solo a Bernardo Condé con più di 3500 minuti). Eppure, il senso della scelta non lo ha mai abbandonato, consegnando ai crociati una delle armi più affilate del proprio undici.

4 – Matìas Mancuso, Inter

Se saper uscire dagli schemi fosse un movimento, lui ne sarebbe il maggior esponente. Ha colpi da artista bello e dannato, di quei 10 malinconici che sanno riportarti indietro con la memoria al periodo in cui eravamo i principali produttori di estro e fantasia al mondo. E poi, ha la potenza e la concretezza di un killer da area di rigore. Tutto questo, unito a una struttura fisica che gli permette di straripare, anche se utilizzato come facilitatore offensivo a partita in corso. Incatenare Matìas Mancuso ad un ruolo sarebbe come devitalizzarlo, come depotenziarne il messaggio: l’uruguaiano vive di istinto e si muove molto sul fronte offensivo. E quest’anno è diventato il “prìncipe” dei nerazzurri: 10 gol, 1 assist e una sensazione di manifesta superiorità, in particolar modo nella lettura della partita, dei momenti in cui salire di tono.

5 – Luca Lo Monaco, Bologna

Continuiamo sulla scia degli specialisti. Se Mancuso ha affinato il proprio gioco per risultare particolarmente determinante a partita in corso, c’è chi ha ridefinito il concetto di “clutchness”, cominciando a costruirsi una narrazione da “killer last minute”. Abbiamo già analizzato il tema: la “Zona Lo Monaco” è stata una delle dinamiche più interessanti di questa stagione. Per il fantasista del Bologna ci sono 8 gol e 7 assist in 22 partite, ma soprattutto la sensazione (per le difese avversarie) di non essere mai al sicuro fino al fischio finale. Delle otto reti segnate, arrivano dall’80’ in poi, ci cui nella finestra temporale tra il 90′ e i minuti di recupero. Non è una statistica da affrontare con la freddezza asettica di un’analisi razionale, perché spiega una tendenza a salire in cattedra quando il pallone scotta di più. E questo elemento, o ce l’hai dentro, o non si può costruire…

6 – Francesco Reita, Monza

Immaginate per un attimo di avere 16 anni, giocare con continuità con la Primavera e soprattutto rappresentare il leader tecnico della tua squadra. Una follia lucida, nel caso di Francesco Reita: classe 2008, originario di Napoli, è stato il miglior marcatore del Monza (9 reti, con distacco di 5 gol dal secondo in classifica), e da solo rappresenta circa il 35% della produzione offensiva di una squadra che ha fatto registrare il secondo peggior attacco del torneo. Insomma, un livello di pressione molto alto, che Reita ha saputo gestire con una freddezza quasi da veterano.

7 – Giorgio Puzzoli, Fiorentina

Nella Fiorentina che ha alzato lo Scudetto Primavera pochi giorni fa, c’è la firma indelebile del suo numero 10. Un trequartista puro, prestato alla fascia grazie ai suoi mezzi atletici, che vede la porta e soprattutto si attiva nei momenti più opportuni. Lascia in eredità 8 gol e 1 assist in stagione regolare e 1 passaggio vincente in Semifinale playoff.

8 – Antonio Stefano Merola, Juventus

Si è detto tanto di una Juventus bella ma incompiuta, di una squadra che è andata a tanto così dalla Coppa Italia ma ha fallito l’obiettivo playoff. Eppure, in antitesi, si è parlato clamorosamente poco del suo leader tecnico: tutti, anche il bomber Durmisi, vengono dopo Antonio Stefano Merola. Per l’impatto, per le giocate, per il volume di creatività che ha aggiunto con i suoi spunti. 28 partite giocate, 6 gol e 6 assist all’attivo.

9 – Romeo Sandrucci, Torino 

All’interno della seconda vita del Torino, esiste un “prima” e un “dopo” l’esplosione di Romeo Sandrucci. Nelle 14 giornate iniziali, i granata avevano collezionato 9 sconfitte3 pareggi e soltanto 2 vittorie. Dalla 15a in poi, ovvero da quando il fantasista ha cominciato ad incidere, il “toro” ha preso la stagione… per le corna. 7 gol 2 assist per uno dei protagonisti principali nel cambio di passo della squadra di Baldini.

10 – Nicolò Artesani, Atalanta 

Peccato per la nota amara a pochissimi metri dal traguardo. Non aver centrato il sesto posto per questione di inerzie è forse il più grande rammarico per l’Atalanta, che in questa stagione ha scoperto Nicolò Artesani. Grande interprete della trequarti, incarna le classiche caratteristiche da numero 10 che punta sull’estro e sul senso della giocata. Non a caso, è più fluidificante offensivo (con i suoi 7 assist) che realizzatore (4 gol realizzati).

Luca Ottaviano

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