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Meteore – Che fine ha fatto… Kerlon: la “Foca” passata dall’Inter che faceva infuriare i difensori

Che fine ha fatto Kerlon? Dalla magia del dribbling della foca agli infortuni all’Inter e al Chievo: ritratto di una meteora del calcio brasiliano.

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Kerlon Foquinha

Kerlon, la “Foca” che incantò il mondo e si spezzò in Italia

Nel calcio esistono giocate che portano il nome di chi le ha inventate o rese celebri: la ruleta di Zidane, l’elastico di Ronaldinho, il cucchiaio di Totti. E poi c’è il dribbling della foca. Un numero da circo prestato al rettangolo verde, una sfida alle leggi della biomeccanica e, soprattutto, un affronto imperdonabile per ogni difensore vecchio stampo. Il suo inventore, Kerlon Moura Souza, per tutti semplicemente “Foquinha”, è stata una delle meteore più luminose e malinconiche del calcio moderno.

L’ascesa del fenomeno: un computer nella testa

Nato nel 1988 a Ipatinga, Kerlon non era solo “quello dei palleggi”. Nel 2005, al Sudamericano Under 17, il mondo si accorse di lui non solo per l’acrobazia, ma per una tecnica sopraffina che lo portò a vincere il titolo di capocannoniere e miglior giocatore del torneo. In quel Brasile che schierava talenti cristallini, Kerlon era la stella polare.

Il suo pezzo forte, il drible da foquinha, non era un gesto istintivo, ma il frutto di uno studio quasi scientifico condotto insieme al padre: ore di allenamento per correre con la palla incollata alla fronte, sviluppando una visione periferica fuori dal comune per anticipare i colpi dei difensori. Perché il problema della “foca” era evidente: per fermarlo, dovevi abbatterlo.

Quel tragico derby: lo spartiacque della carriera

La carriera di Kerlon cambia per sempre il 16 settembre 2007, durante il Clássico Mineiro tra Cruzeiro e Atlético Mineiro. Kerlon parte, alza la palla sulla fronte e inizia a correre. Il difensore Dyego Coelho (visto poi brevemente a Bologna) non ci sta: lo colpisce con una spallata violentissima al volto mentre la palla è ancora in aria. Scoppia una rissa furibonda, Coelho prende una maxisqualifica, ma il danno psicologico è fatto. Kerlon diventa “il bersaglio”. Da quel momento, ogni sua finta viene accolta con una durezza ai limiti del regolamento.

L’illusione italiana: tra il Chievo e l’ombra di Mourinho

Nel 2008, l’Inter decide di scommettere su di lui con un’operazione “in sinergia” con il Chievo. È il periodo dei colpi folcloristici (basti pensare a Quaresma), ma Kerlon arriva in Italia già ammaccato da un grave infortunio al crociato. A Verona disputa solo quattro spezzoni di gara. La Serie A è un mondo troppo fisico, troppo tattico e troppo poco incline a perdonare i funamboli.

Passato ufficialmente all’Inter di José Mourinho l’anno successivo, il brasiliano non vedrà mai il campo. Lo “Special One”, pragmatico per definizione, non vede spazio per un trequartista minuto e fisicamente fragile in una squadra che sta costruendo il Triplete. Inizia così un calvario di prestiti: Ajax (dove finisce nella squadra riserve), poi il ritorno in Brasile al Paraná e al Nacional.

Il tramonto di un sogno: sei operazioni e un nuovo inizio

La fragilità cronica delle sue ginocchia diventa il suo peggior nemico. Sei interventi ai legamenti e due alla caviglia trasformano la sua carriera in un pellegrinaggio globale alla ricerca di un barlume di gloria: Giappone, quarta divisione americana, Malta e persino la Slovacchia, allo Spartak Trnava.

Nel 2017, ad appena 29 anni, Kerlon “Foquinha” dice basta. Il fisico non regge più. Oggi, lontano dai riflettori della Serie A, vive negli Stati Uniti dove allena i giovani calciatori. Non ha rimpianti, o almeno così dice: ha regalato al calcio una giocata unica, un momento di pura e irriverente magia che, pur avendogli presentato un conto salatissimo, lo ha reso immortale nella memoria degli appassionati di tutto il mondo.

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