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Meteore – Che fine ha fatto… Alen Halilović: il “nuovo Messi” svanito a San Siro

La storia di Alen Halilovic: dai record con la Dinamo Zagabria al flop con il Milan. Dove gioca oggi il “nuovo Messi” croato.

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Alen Halilovic

Il predestinato di Zagabria e lo sbarco a Barcellona

C’è stato un tempo in cui il nome di Alen Halilović faceva tremare i polsi agli osservatori di tutto il mondo. Mancino purissimo, baricentro basso e quel modo di accarezzare il pallone che rendeva inevitabile il paragone con Leo Messi o, restando in patria, con Luka Modrić. A 16 anni aveva già polverizzato ogni record con la Dinamo Zagabria: il più giovane debuttante e il più giovane marcatore nella storia del club e della Nazionale croata.

Nel 2014 il Barcellona decide di investire su di lui, blindandolo con un contratto quinquennale. Sembra l’inizio di un’ascesa inarrestabile, ma il Camp Nou si rivela una vetrina troppo grande e pesante. Dopo una buona annata in prestito allo Sporting Gijón, la parabola di Halilovic inizia a farsi tortuosa: Amburgo, Las Palmas e poi quella chiamata dall’Italia che sembrava poter rappresentare la svolta della maturità.

L’eclissi rossonera e il viaggio senza fine

Nel luglio 2018, il Milan lo tessera a parametro zero. L’entusiasmo dei tifosi è palpabile, ma l’avventura all’ombra della Madonnina si trasforma in un mistero tecnico. Halilovic colleziona appena tre presenze, tutte in Europa League, senza mai esordire in Serie A. Quello che doveva essere il trequartista del futuro diventa un “fantasma” di lusso, spedito in prestito prima allo Standard Liegi e poi all’Heerenveen, fino alla risoluzione del contratto nel 2020.

Da lì in poi, la carriera di Alen diventa un atlante geografico: Birmingham, Reading, un ritorno amaro in patria al Rijeka e infine l’approdo al Fortuna Sittard in Olanda. Oggi, nel 2026, Halilović ha 29 anni. Non è più il bambino prodigio che faceva sognare i croati, ma un calciatore che ha dovuto imparare a convivere con le macerie di un paragone impossibile. La sua tecnica resta superiore alla media, ma il calcio dei grandi gli ha presentato un conto salatissimo, ricordandogli che il talento, da solo, a volte non basta per restare nell’Olimpo.

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