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Thiago Pitarch, dalla Youth League a dominare il City al Bernabeu

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Thiago Pitarch

Thiago Pitarch, “La Fàbrica” continua a produrre fenomeni

La notte di mercoledì, oltre ad incoronare Valverde come imperatore del centrocampo, ha acceso i riflettori del mondo (una volta ancora) su un talento “made in Madrid”. Non stiamo parlando di un processo industriale, schematico, quasi asettico, ma di una formula vincente che a cadenza regolare permette al Real Madrid di produrre autentici fenomeni. Da “La Fàbrica” è uscito un altro mostro, si chiama Thiago Pitarch, e sa passare con disinvoltura dalla Youth League al dominio sul Manchester City in Champions League.

Un mese per cambiare il senso di una carriera

È la tua prima da titolare in Champions League, contro il Manchester City e con cento mila occhi che proiettano il proprio sguardo su di te. In più, l’eredità è pesantissima, perché sei chiamato a sostituire Jude Bellingham nello scacchiere tattico del Real Madrid. Non è uno scenario da realtà aumentata alla “Ready Player One”, ma è la situazione vissuta da Thiago Pitarch lo scorso mercoledì. Centrocampista classe 2007, si tratta del primo segnale di rottura col passato operato da Arbeloa, un primo strappo con la gestione Xabi Alonso. Il nativo di Fuenlabrada infatti è un gioiellino del settore giovanile della “Casablanca”, e l’attuale tecnico lo conosce bene avendolo allenato in Under 19 e al Real Madrid Castilla.

Da “La Fàbrica” alla favola contro il City, tutto condensato in un mese: la storia di Pitarch nei “blancos” infatti, comincia lo scorso 17 febbraio. Chiamatela coincidenza del destino, o fare di necessità virtù: Arbeloa cambia le prospettive, cercando di trasformare l’infortunio di Bellingham da problema a soluzione. Quale profilo può essere più adatto per assorbire una mancanza così grande sul piano atletico e tecnico? Ebbene, la risposta arriva consultando il database delle proprie esperienze recenti. C’è un ragazzo che in Under 23 ha lanciato segnali importanti, e che sta crescendo anche nell’interpretazione della doppia fase e nelle transizioni offensive. In Youth League è appena arrivato un gol pesante, che certifica l’evoluzione persino nella lettura dei momenti della partita.

Per Thiago Pitarch si aprono così le porte della prima squadra. Il 17 febbraio arriva l’esordio assoluto, all’andata dei preliminari di Champions con il Benfica. Ma è soltanto un assaggio, con replica la settimana dopo al Bernabeu. Il 2 marzo invece, arriva il debutto da titolare, 55 minuti nello 0-1 casalingo contro il Getafe, ai quali seguiranno i 90 minuti nella trasferta di Vigo del 6 marzo. È questo dunque il percorso di avvicinamento del talento spagnolo alla notte più importante della sua carriera. Almeno per ora…

Miedo escenico? No, grazie

Cosa saranno mai un centinaio di migliaia di persone che ti fissano ad ogni tocco di palla, e che compongono un tappeto sonoro talvolta assordante. A giudicare dalla prestazione offerta da Thiago Pitarch, sono più una risorsa che una pressione ulteriore con cui fare i conti. Per 76 minuti, il ragazzino della “cantera” si è messo nel taschino sia Rodri che Bernardo Silva, mantenendo il 91% di precisione nei passaggi su 48 tentativi totali e vincendo 3 tackle su 5 tentati. Sostanza, ragionamento e idee chiare: caratteristiche che non dovrebbero appartenere ad un teenager che è alla sua prima da titolare in una competizione internazionale.

Nota a margine: tutto questo arriva nella notte in cui il classe 2007 riscrive un record che alla “Casablanca” resisteva dal 6 marzo 1996. Si tratta infatti dell’esordio in un dentro/fuori europeo più giovane nella storia dei blancos. Conto aggiornato, passando dai 18 anni 253 giorni di Raul in Real Madrid-Juventus ai 18 anni 220 giorni di Thiago Pitarch.

Insomma, “La Fàbrica” (questo il soprannome del settore giovanile dei blancos) continua a produrre talento. Non come uno scienziato pazzo, che si diverte a fare esperimenti, e nemmeno con rigore asettico e metodico. Lo fa perché è parte della sua natura, perché riconosce nel ricambio generazionale una risorsa più che un ostacolo. E soprattutto, lo fa con cultura e programmazione, quella che ha permesso ad un diciottenne di dominare al Bernabeu contro il Manchester City, alla sua prima volta in un ottavo di Champions League.

Luca Ottaviano

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