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Reggiana, Costa a cuore aperto: “Una rincorsa pazzesca nata nella testa dei ragazzi”

Il tecnico della Reggiana Andrea Costa traccia un bilancio profondo della stagione: la gestione psicologica e lo spogliatoio multietnico.

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Andrea Costa Reggiana

Il richiamo granata e la svolta nella mente del gruppo

L’allenatore della Reggiana Andrea Costa – ai microfoni ufficiali del club – ha tracciato un bilancio profondo, intimo ed emotivo della sua straordinaria avventura sulla panchina granata. Arrivato in corsa in un momento a dir poco delicato, il tecnico ha saputo compiere un autentico capolavoro gestionale. La scelta di riabbracciare Reggio Emilia è stata dettata da un richiamo viscerale, tramutandosi subito in una sfida affascinante ma complessa, dove il primo vero lavoro ha riguardato la psicologia dei calciatori: “La scelta di tornare a Reggio Emilia ha sicuramente qualcosa di profondo dentro, è fuori discussione. Quando mi è stato proposto il rientro ho accettato con molto piacere e molta gioia. Avevo voglia di tornare, di ricominciare e di rimettermi in gioco. La chiamata della Reggiana è arrivata come un’opportunità da prendere al volo”.

“È stata una sfida grossa. La situazione non era delle migliori, era un contesto particolare in cui andavano gestite alcune dinamiche. I tasti da toccare in quel momento erano soprattutto a livello psicologico e mentale. Quando i risultati non arrivano perdi fiducia, certezze e tutto ciò che ti aiuta a esprimere una performance di livello. Pian pianino, infondendogli fiducia sul piano reale — perché vedevo un gruppo con un valore importante — questa fiducia li ha portati a credere in se stessi. Questo è stato il punto cardine per ripartire.”

Il capolavoro nello spogliatoio: unire culture diverse

Una delle fatiche più gratificanti per Costa è stata la capacità di amalgamare e trasformare in un blocco unico uno spogliatoio multietnico, caratterizzato da storie, provenienze e culture calcistiche totalmente differenti tra loro. Un mosaico che, grazie allo spessore umano dei singoli, si è trasformato nell’arma segreta della squadra: “Ho trovato un gruppo che si è rivelato fantastico, sebbene totalmente disomogeneo per cultura, provenienza e mentalità”.

“Era un gruppo di personalità diverse che andava messo insieme. Se non ci fosse stato uno spessore anche a livello umano, non si sarebbe potuta fare una cavalcata del genere. In questo gruppo c’era Ferretti, il capitano di Reggio Emilia, ma c’erano anche Samuel ed Eden, che sono francesi, così come Cavaliere. Erano tutte realtà completamente diverse. Inoltre, soprattutto nel primo periodo, alcuni ragazzi scendevano dalla prima squadra per venire con noi, quindi c’era da costruire anche quel tipo di rapporto, ma è stato bellissimo fare anche questo lavoro.”

I momenti chiave: dalla scintilla di inizio campionato alla paura di Chiavari

Riavvolgendo il nastro del campionato, l’allenatore granata ha individuato con precisione chirurgica i due momenti di svolta della stagione: il giorno in cui è nata la consapevolezza e l’unico, vero passaggio a vuoto emotivo che ha rischiato di rovinare i piani: “La partita che mi ha fatto capire che questo gruppo se la sarebbe potuta giocare con chiunque è stata la prima. Affrontavamo la squadra più forte del campionato ed avevamo anche qualche assenza, ma i ragazzi già in quel match mi diedero un segnale enorme. Quando invece siamo andati a Chiavari contro l’Entella e abbiamo perso, c’è stata un po’ la sensazione di aver perso il treno, un po’ di scoramento. È stato forse l’unico momento in cui abbiamo pensato a quanto avessimo faticato, temendo fosse stato tutto vano. Invece i ragazzi hanno dimostrato di volere quel traguardo a tutti i costi, fino alla fine. Quello è stato il momento di maggiore difficoltà, ma hanno risposto subito da squadra vera.”

Il trionfo finale: il grazie alle anime dietro le quinte

L’atto conclusivo della stagione rappresenta per Andrea Costa il coronamento perfetto di un viaggio faticoso ma indimenticabile, reso possibile solo grazie al lavoro all’unisono di un intero ambiente che ha remato compatto verso la stessa direzione: “La fine del percorso è stata il coronamento di una rincorsa pazzesca. Tutto quello che all’inizio era sparso qui e là è stato messo insieme. Quel risultato ha unito tutte le dinamiche. Ci sono veramente tante persone che lavorano dietro le quinte per la Reggiana, animate dal puro piacere di poter contribuire. Mi hanno aiutato, mi hanno accompagnato e mi hanno lasciato libero di fare ciò che ritenevo buono per la squadra. Da lì l’entusiasmo e la partecipazione sono aumentati, ed è stato tutto perfetto per arrivare a compiere qualcosa di indimenticabile.”

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