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Parma, la ricetta di Cherubini per i giovani: ‘Meno prestiti, seconde squadre in Serie D e strutture”
Federico Cherubini analizza i problemi del calcio giovanile italiano: dalle seconde squadre in Serie D al Relative Age Effect.
Cherubini, il futuro del Parma e i giovani: la sua intervista
Federico Cherubini, amministratore delegato del Parma dal gennaio 2025 dopo una lunga e vincente esperienza dirigenziale alla Juventus, ha tracciato le linee guida del calcio giovanile italiano in un’intervista esclusiva rilasciata a Calcio & Finanza. All’interno del museo del club crociato, il dirigente ha affrontato i nodi cruciali che frenano la crescita dei talenti nel nostro Paese, proponendo una visione che unisce sostenibilità economica e riforme strutturali. Ecco le sue riflessioni integrali sui temi caldi dei vivai, delle seconde squadre e delle problematiche del sistema italiano.
I giovani come asset economico
Il dibattito sul fallimento delle selezioni nazionali porta spesso a proposte reattive e immediate. Secondo l’amministratore delegato del Parma, tuttavia, la strada degli obblighi non è quella corretta per risolvere i problemi alla radice.
“No, non servono proposte estemporanee. Ho sentito parlare di bloccare gli stranieri, mettere obblighi per i giovani. Questo accade ogni volta perché si vuole dare una risposta di pancia. Non dobbiamo farci prendere dalla tentazione di dire cose tipo “blocco tutti gli stranieri” o “metto l’obbligo dell’Under 18”, perché secondo me con gli obblighi non risolviamo un problema”.
Il valore della filiera: vivaio come patrimonio del club
Per il Parma, il settore giovanile deve essere considerato un vero e proprio patrimonio per il club. Non solo dal punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto sul piano economico e strategico.
Il settore giovanile per noi è fondamentale, spesso se ne parla magari per gli aspetti tecnici, come “abbiamo vinto questo campionato” o “abbiamo questo ragazzo interessante”. Non parliamo mai di settore giovanile riconoscendogli anche un valore come asset economico-patrimoniale, che noi in Italia stiamo sfruttando malissimo. Ne parliamo come fosse quasi un male necessario. Credo che una sana valorizzazione della filiera abbia proprio un contenuto economico”.
“Ci sono delle analisi che abbiamo fatto su quanto costano le panchine profonde delle rose in Serie A: dal ventesimo giocatore in poi, nelle rose di Serie A, i calciatori giocano pochissimo ma hanno costi importanti perché acquisiti esternamente. Se quei calciatori iniziassimo strutturalmente ad alimentarli dal sistema settore giovanile avremmo una riduzione dei costi e un valore patrimoniale aumentato. Da noi la valorizzazione della filiera, anche degli italiani, sarà la base del progetto futuro del nostro settore giovanile e anche gli obiettivi saranno orientati a quanti ragazzi del territorio riusciamo a portare in Primavera o in prima squadra, senza guardare troppo ai risultati”.
L’importanza delle seconde squadre: l’idea di Cherubini per il Parma
Sulla questione delle seconde squadre e della valorizzazione dei talenti, Cherubini — tra i principali fautori del progetto ai tempi della Juventus — propone una novità che coinvolgerebbe direttamente la Serie D e, magari, anche il suo Parma.
“In tanti si sono meravigliati, ma chi conosce il sistema europeo sa che il 60% delle seconde squadre dei top club gioca in quarta divisione. Per club come Juventus, Atalanta, Milan o Inter la Serie C può andare bene, ma per realtà come il Parma la Serie D sarebbe ideale. Oggi la nostra Primavera in Serie C farebbe fatica: serve anche un cambio culturale, capire che la Serie D può essere parte del percorso di crescita. E anche la cultura del prestito è qualcosa che va rivisto, è soprattutto italiana: così la Serie C è diventata sviluppo per conto terzi, ha perso la sua vocazione formativa. In più, anche alcune norme, come l’abolizione del vincolo sportivo, hanno penalizzato club e ragazzi: se investi sui giovani devi poter tutelare quel patrimonio, altrimenti diventa difficile costruire strutture e programmi di crescita”.
I problemi strutturali: geografie e il fattore età relativa
Le difficoltà del calcio di base in Italia non si limitano alle scelte dei club, ma derivano anche da carenze infrastrutturali sul territorio e da dinamiche di selezione condizionate dal mese di nascita dei ragazzi.
“Sugli stadi secondo me si fa un po’ di confusione: avere impianti migliori non basta a migliorare la base. Il tema centrale è l’accesso al gioco. In regioni come Sicilia, Calabria e Campania spesso mancano strutture, trasporti e opportunità per avvicinare i ragazzi al calcio. Non è normale avere così pochi giocatori d’élite provenienti da certe aree del Paese. I costi delle scuole calcio contano, ma non sono l’unico problema: spesso pesa anche la difficoltà logistica. E poi incidono fattori sociali: alcuni studi mostrano che, per esempio, un ragazzo nato dopo settembre in un piccolo centro ha probabilità bassissime di arrivare in Serie A”.
“È un fenomeno presente in tutti gli sport, chiamato RAE (Relative Age Effect): chi nasce nei primi mesi dell’anno ha spesso un vantaggio rispetto a chi nasce negli ultimi, pur essendo nella stessa categoria perché i gruppi sono divisi per anno solare. Nei settori giovanili i ragazzi “più grandi” risultano spesso più sviluppati fisicamente e vengono selezionati più facilmente. Il rischio è perdere talento tra i nati negli ultimi mesi dell’anno, soprattutto dopo settembre, perché maturano più tardi. Alcuni Paesi hanno introdotto correttivi per non disperdere questi profili, noi meno”.
I costi degli italiani e i sistemi di garanzia finanziari
Infine, una riflessione sui costi reali dei calciatori italiani sul mercato, legati a logiche di garanzia economica interne al nostro sistema.
“In realtà è più complicato il meccanismo di garanzia che porta all’acquisto e che regge il sistema italiano, cioè la stanza di compensazione della Lega. Oggi demonizzare quel sistema significa mettere a rischio quello che invece è stato sempre considerato un sistema di garanzie, per cui sono sicuro che se vendo un giocatore c’è chi lo pagherà. Questo sistema, allo stesso tempo, ingessa un po’ la situazione rispetto a comprare un giocatore in altre federazioni. Con la camera di compensazione della FIFA, quindi probabilmente anche sui trasferimenti internazionali si sta andando in una direzione di dare maggiori garanzie. Inoltre oggi si può pescare su un bacino di 190 giocatori italiani di alto livello, mentre gli stranieri sono migliaia, quindi in un libero mercato c’è anche una questione di opportunità” ha concluso Cherubini.
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