Calciomercato
Comprare all’estero conviene davvero? Il “dazio” invisibile che penalizza i calciatori italiani
I club italiani preferiscono il mercato estero? Ecco il ruolo delle garanzie bancarie che rendono i calciatori italiani troppo costosi.
Calciomercato: il “Made in Italy” costa di più dell’estero? Ecco la verità
Nel dibattito sulla crisi del talento nazionale, spesso ci si interroga sul perché i club di Serie A preferiscano pescare in mercati esotici piuttosto che valorizzare il prodotto interno. La risposta non è solo tecnica, ma risiede in un meccanismo finanziario che trasforma l’acquisto di un calciatore italiano in un’operazione molto più onerosa rispetto a una transazione internazionale. Al centro di questo paradosso c’è la Stanza di Compensazione, un organo che, pur nato per proteggere il sistema, finisce forse per agire come un freno al mercato interno.
Il nodo finanziario: la Stanza di Compensazione e il “congelamento” dei fondi
La Stanza di Compensazione è il cuore pulsante delle transazioni tra club della stessa Lega. Agisce come un garante centralizzato: ogni volta che una squadra acquista un giocatore in Italia, la Lega Calcio deve assicurarsi che i pagamenti siano certi. Se un club decide di investire, ad esempio, 30 milioni di euro dilazionati in 3 anni, non si limita a versare la prima rata (in questo caso da 10 milioni).
Il regolamento impone che l’intero importo residuo (i restanti 20 milioni) sia coperto immediatamente da fideiussioni bancarie. Questo significa che la banca “congela” i fidi del club per tutta la cifra pattuita. Al contrario, acquistando dall’estero tramite i circuiti FIFA che regolano il calciomercato, questo obbligo di garanzia totale presso la Lega non esiste. La società è così libera di gestire la propria liquidità e i propri crediti bancari con molta più agilità, rendendo l’operazione internazionale meno “asfissiante” per il bilancio immediato.
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Suwarso (Como): “Gli italiani sono costosi e non possiamo dilazionarli”
A confermare questa distorsione è intervenuto recentemente Mirwan Suwarso, rappresentante della proprietà del Como. Nonostante l’interesse per i profili nazionali, il dirigente nei giorni scorsi ha spiegato alla Gazzetta dello Sport le barriere d’ingresso per il mercato interno: “Siamo sempre alla ricerca di italiani, ma il problema è che sono molto costosi e non possiamo pagarli in modo dilazionato”.
Il riferimento di Suwarso non è alla mancanza di rateizzazione in sé, ma proprio all’impossibilità di spalmare l’impatto delle garanzie bancarie, che in Italia devono essere depositate subito per l’intero valore. Il Como – per parole del suo presidente – ha nel mirino dei calciatori italiani, ma scontrandosi con la realtà di un sistema che rende l’azzurro un bene di lusso. Per un club che deve far quadrare i conti, pescare all’estero non è solo una scelta tecnica, ma una necessità finanziaria per mantenere libera la cassa.
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