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Atalanta, trovato un nuovo Carnesecchi? L’exploit di Alessandro Anelli

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Alessandro Anelli Atalanta

Atalanta, Anelli… di congiunzione: Alessandro sulle orme di Carnesecchi

Dal 29 aprile, la lista dei “cattivi” della Juventus si è arricchita con un altro nome: per fortuna di Alessandro Anelli però, non siamo in un film di Tarantino. e la vendetta di Beatrix Kiddo non potrà arrivare. Il motivo? Puro e semplice talento, che è esploso con una potenza detonante nella finale di Coppa Italia Primavera. Tra rigori parati, riflessi mostruosi, e una presenza tra i pali che ha ricordato molto da vicino un altro prodotto del vivaio bergamasco, che ora difende la porta della prima squadra.

Anelli-Carnesecchi: in una statistica, il 2008 batte il classe 2000…

Il dato che stupisce

Parlando di talento precoce, a Bergamo stanno cominciando a produrne anche tra i pali. Con i guanti e usando i riflessi come propria arma per incidere sulle partite, ragazzi come Marco Carnesecchi Alessandro Anelli si impongono e ridefiniscono i destini della porta della “Dea”. Eppure, in una particolare statistica è il diciassettenne ad avere la meglio. Non è un errore di battitura, ma è la sintesi di qualità, predestinazione e istinto che collaborano per alimentare statistiche da autentica giovane promessa.

Al suo primo anno in Under 20, il classe 2008 ha raccolto finora 18 presenze in Primavera 1, ereditando la porta e non lasciandola più incustodita dal 21 gennaio scorso. Il risultato? 6 clean sheet (circa il 33% del totale), di cui 3 consecutivi nelle ultime 3 gare di campionato. Un certificato assoluto di grandezza, superiore persino al primo anno di Carnesecchi, che in 28 apparizioni raccoglieva il 25% di porte inviolate (7).

I numeri straordinari dagli undici metri

Ma i due portieri si assomigliano anche per un’altra caratteristica: la straordinaria lettura dei penalty. L’indole da para-rigori, Carnesecchi l’ha rinforzata durante questa stagione, in cui ha ipnotizzato il tiratore 3 volte su un totale di 4 tiri dal dischetto tentati contro di lui. Duvan Zapata, Jamie Vardy e Nico Paz non gli hanno piegato le mani, mentre l’unico ad infilarlo dagli undici metri è stato Domenico Berardi. Ebbene, abbiamo un nuovo specialista in città: la finale di Coppa Italia Primavera non rappresenta un’eccezione, perché Anelli si era già messo il mantello da Superman in un’altra occasione.

Ai quarti di finale contro il Verona, il 2008 è determinante nel leggere le conclusioni di Feola e Casagrande, consegnando il match point sul piede di Ramaj, che non sbaglia. In finale invece, indovina l’angolo e rispedisce al mittente i tiri di Verde e Lopez. Siamo a 4 rigori parati su soltanto in coppa, a cui vanno aggiunti i 2 neutralizzati in Campionato, per un totale di 6 penalty respinti. In sostanza, siamo davanti ad un’altra saracinesca che quando decide di incidere sulla partita lo fa a suo modo.

Una partita da fenomeno

Potremmo riassumere la finale di Coppa Italia Primavera di Alessandro Anelli con una parole, che racchiude un concetto semplice e conciso: un capolavoro. Novantacinque minuti (più l’appendice dei rigori) che rappresentano il picco massimo in termini di parate, importanza e coefficiente di difficoltà dei suoi interventi. Al 31′ segue la traiettoria della pennellata di Merola, si riposiziona al centro della porta e in totale emergenza si allunga a mano aperta, allontanando dalla linea il colpo di testa di Durmisi, già sicuro di aver regalato il colpo dello 0-2 alla sua Juventus. Nella ripresa, al 52′, cala un altro jolly con un riflesso clamoroso sull’incornata ravvicinata di Montero, con gli Dei del calcio che si schierano apertamente con lui, visto che il pallone cammina sulla traversa prima di uscire.

Al 66′ invece è solido sul tentativo di aggiramento di Durmisi, tiene gli occhi sul pallone e lo cattura, evitando nuovamente il raddoppio. E poi, la firma sul quadro d’autore: i due calci di rigore parati. Il riassunto in pillole di un pomeriggio che ha messo Anelli al centro dei riflettori, con la consapevolezza che il bresciano vivrà sicuramente altre giornate così.

Luca Ottaviano

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