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Zola: “Più premi per chi lancia i giovani, il salto dalla Primavera è enorme. Seconde squadre? Fondamentali”
Gianfranco Zola analizza la riforma Lega Pro: premi quadruplicati per chi lancia i giovani, il difficile salto dalla Primavera e l’utilità delle seconde squadre.
Zola e la riforma dei giovani: come funziona e l’importanza delle Under 23
Il contributo di Gianfranco Zola al sistema calcio italiano, specialmente nel suo ruolo di vicepresidente della Lega Pro, continua a essere centrale per la crescita dei nuovi talenti. Ospite del podcast Sky Calcio Unplugged, l’ex fuoriclasse ha analizzato i risultati della “Riforma Zola” e la necessità di creare un ponte solido tra i vivai e il professionismo.
Zola ha ribadito un concetto fondamentale: il talento da solo non basta se non è accompagnato da un percorso strutturato che permetta ai ragazzi di misurarsi con il calcio dei grandi, elogiando il ruolo delle seconde squadre e degli incentivi economici per chi investe sulle proprie strutture. Di seguito, i passaggi più significativi dell’intervento di Gianfranco Zola riportati da Lacasadic.com.
La Riforma Lega Pro e gli incentivi economici
“È il risultato di tanti tavoli di lavoro fatti con i dirigenti della Lega Pro […] se si fanno le cose bene si può dare un grosso contributo al sistema. Fondamentalmente, stimoliamo le società con incentivi economici volti a dare più attenzione ai settori giovanili, in termini tecnici, preparatori, strutture e impianti. Se ci sono squadre che fanno giocare i calciatori che vengono dal loro settore giovanile percepiscono un premio quattro volte superiore a quello precedente. È un processo iniziato tre anni fa, però è un lavoro lungo. Dobbiamo creare un percorso che porti i ragazzi a giocare in prima squadra, perché se il loro percorso finisce in Primavera o Juniores non abbiamo capito nulla”.
Il salto nel professionismo: “In pochi giocano davvero”
“Puoi essere anche il miglior giocatore della Primavera, ma quando arrivi in prima squadra non sei pronto. A parte eccezioni come Baggio, Totti o Del Piero. Io ho dovuto fare un percorso diverso, mi sono fatto conoscere in Serie C e poi sono andato in A. Adesso è più complicato perché a livello di settori giovanili siamo bravi, il problema è che pochi giocatori hanno giocato nelle proprie squadre. Dobbiamo essere molto responsabili e migliorare il processo”.
L’importanza delle seconde squadre
“Palestra, Bartesaghi, Yildiz, Miretti, Fagioli: tutti hanno fatto parte della seconda squadra e poi hanno giocato in Serie A, e adesso sono giocatori pronti. Le seconde squadre quindi vanno benissimo. Valorizzano i giocatori in un percorso validissimo e sono utili anche alla Lega Pro perché arricchiscono i valori del campionato e sostengono tutto il processo economico e la Riforma Zola”.
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