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Il dato: solo il 9% dei minuti della Serie A ai giovani dei vivai

In Serie A solo il 9% del minutaggio è coperto da calciatori formati nei club. Un abisso rispetto al 21,7% della Spagna: ecco perché l’Italia fallisce.

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Davide Bartesaghi

Il dato della crisi: in Serie A gioca solo il 9% dei prodotti del vivaio

La sera del 31 marzo 2026 segna il punto più basso della storia del calcio italiano: l’eliminazione per mano della Bosnia sancisce la terza assenza consecutiva dai Mondiali. Non si tratta di sfortuna, ma del risultato terminale di un sistema che ha smesso di funzionare. Un dato, emerso dalla ricerca di Scommesse.io, riassume la gravità della situazione: in Serie A, solo il 9% dei minuti complessivi è giocato da calciatori formati nei club di appartenenza (i cosiddetti club-trained).

Il divario con l’Europa: l’Italia è ultima per valorizzazione dei giovani

Mentre la Liga spagnola garantisce ai propri prodotti del vivaio il 21,7% del minutaggio totale, l’Italia arranca in fondo alla classifica dei grandi campionati europei, superata nettamente anche da Ligue 1 (14,3%), Bundesliga (13,2%) e Premier League (13,1%). Questo distacco sui minuti giocati certifica l’incapacità dei club italiani di portare a maturazione i talenti cresciuti in casa, preferendo spesso soluzioni estere più immediate o economiche.

Il problema si riflette anche sulla qualità del gioco. La Serie A è l’ultimo campionato tra i “Big 5” per tempo effettivo (appena 52 minuti e 55 secondi a partita) e registra una velocità del pallone inferiore del 37% rispetto ai ritmi della Champions League. Un calcio lento, spezzettato da interruzioni medie di 27 secondi, che non allena i giovani ai ritmi del calcio internazionale.

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