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Pagare per giocare: l’inchiesta sui tesseramenti truffa che scuote il calcio giovanile
Pagare per giocare nelle giovanili professionistiche: l’inchiesta sulla truffa da 31 mila euro tra Fermana e Catania che coinvolge intermediari e dirigenti.
Pagare per giocare: il sistema dei finti tesseramenti nelle giovanili
Il fenomeno del “pagare per giocare” torna al centro delle cronache giudiziarie, svelando un lato oscuro del calcio giovanile dove le ambizioni delle famiglie vengono monetizzate da intermediari senza scrupoli. L’ultima inchiesta della Procura di Roma svela un meccanismo cinico: la promessa di un contratto professionistico in cambio di ingenti somme di denaro. Tuttavia, i protagonisti di questa vicenda non formalizzano mai quei tesseramenti.
Il meccanismo della truffa: 31 mila euro per un sogno
Al centro della vicenda – riportata da Il Corriere della Sera – c’è la storia di un diciottenne e di suo padre, indotti a versare complessivamente 31.000 euro tra l’autunno del 2023 e i mesi successivi. Il sistema descritto dagli inquirenti è tristemente noto nel sottobosco delle giovanili: si prospetta al genitore che il figlio sia “tesserabile” in club storici come la Fermana o il Catania, ma che per accelerare le pratiche d’ingaggio e coprire i costi logistici sia necessario uno “sforzo economico” immediato.
In questo caso, la prima richiesta è stata di 25.000 euro. Quando, dopo settimane di attesa, il ragazzo non ha mai ricevuto la chiamata per il ritiro o per un allenamento, gli intermediari hanno rilanciato con una seconda proposta: altri 6.000 euro per un presunto interesse del Catania. Risultato? Il giovane non ha mai messo piede in campo e i soldi sono spariti.
Le indagini e il coinvolgimento dei dirigenti
L’inchiesta, chiusa dal pm Saverio Francesco Musolino, vede indagati per truffa Giuseppe Basile e Marco Rossetti. Nelle carte compare anche il nome di Fabrizio Lucchesi, ex direttore sportivo della Roma, indagato per ricettazione in relazione a una parte di quel denaro (circa 15.000 euro) che sarebbe finita nelle sue disponibilità. Lucchesi ha fermamente respinto ogni accusa, dichiarandosi a sua volta vittima e sottolineando la sua totale estraneità ai raggiri messi in atto dai due intermediari.
Una piaga che colpisce le famiglie
Questa vicenda è l’ennesimo campanello d’allarme per il settore giovanile italiano. Il miraggio del professionismo spinge spesso i genitori a fidarsi di figure opache che promettono scorciatoie burocratiche. Il “pagare per giocare” non è solo un reato di truffa, ma una pratica che distrugge la meritocrazia e il futuro di ragazzi che vedono il proprio talento barattato con bonifici bancari destinati a sparire nel nulla.
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