Notizie
Presidenza FIGC, Malagò sfida Abete: anche i settori giovanili al centro del dibattito
Confronto tra Malagò e Abete per la presidenza FIGC: dalle tasse sulle scommesse alla riforma dei vivai per rilanciare la Nazionale.
Le ultime sui programmi dei due candidati alla presidenza
Il dopo Gravina ha ufficialmente i suoi protagonisti: Giovanni Malagò e Giancarlo Abete si contendono la guida del calcio italiano dopo il trauma della mancata qualificazione mondiale. Sebbene entrambi i candidati convergano su alcune necessità economiche — come il ritorno della pubblicità sul betting e il riconoscimento del “diritto di scommessa” per incassare una percentuale sulla raccolta delle puntate — le visioni sul rilancio del calcio di base e sulla valorizzazione dei giovani presentano sfumature e priorità differenti. Ecco le differenze tra i due programmi secondo La Gazzetta dello Sport.
Il piano Malagò: defiscalizzazione e investimenti per i giovani
Per il presidente del CONI, la rinascita del sistema Italia passa da un approccio pragmatico e fiscale. Il terzo punto cardine del suo programma è interamente dedicato al vivaio: Malagò propone di utilizzare i proventi derivanti dalle scommesse (stimati in circa 160 milioni di euro annui) e nuovi sostegni fiscali per una defiscalizzazione mirata. La condizione posta dal candidato è che questi fondi non finiscano nel bilancio generale della FIGC, ma siano destinati per legge esclusivamente a due voci: il potenziamento dei settori giovanili e il rifacimento delle infrastrutture di base.
Secondo Malagò, premiare economicamente i club che puntano concretamente sui giovani italiani non è solo un atto di sostegno alle società, ma un investimento strategico per la Nazionale. Parallelamente, il candidato spinge per il ritorno del Decreto Crescita (o uno strumento analogo) per attirare campioni dall’estero, convinto che l’appeal dei grandi nomi possa fare da traino per l’intero movimento, a patto che la qualità tecnica sia elevata.
La linea Abete: riforme strutturali e minutaggio per gli U21
Giancarlo Abete, attuale numero uno della LND, si muove nel solco della continuità con la relazione programmatica di Gravina, ma con un allarme rosso sui dati: l’Italia è al 49° posto su 50 in Europa per l’utilizzo degli Under 21 nella massima serie. Il suo programma mette l’accento sulla necessità di invertire questo trend, sottolineando come l’eccessiva esterofilia stia soffocando i talenti selezionabili per l’azzurro.
Per Abete, il problema è tecnico e strutturale. La sua ricetta prevede la riduzione delle società professionistiche, per rendere il sistema più sostenibile, attraverso una riforma dei campionati. Richiedere il Tax Credit e sgravi fiscali non solo per i grandi stadi, ma come supporto diretto alle politiche di sviluppo dell’attività giovanile. Infine, un focus maggiore sulla Lega Nazionale Dilettanti per scovare il talento lì dove nasce, migliorando i percorsi di crescita tecnica in sinergia con Assoallenatori e Assocalciatori.
Continua a leggere le notizie di Mondo Primavera e segui la nostra pagina Facebook