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Toni durissimo sulla crisi dei vivai: “Le riforme le fa chi non ha mai giocato, chiamate Baggio e Maldini”

Luca Toni analizza la crisi del calcio italiano: “Settori giovanili rovinati da regole sbagliate. Servono figure come Baggio e Maldini per le riforme”.

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Luca Toni: “Settori giovanili senza strutture e regole sbagliate”

Il declino del calcio italiano, certificato dai recenti e deludenti risultati nelle coppe europee, trova una nuova e dura analisi nelle parole di Luca Toni. L’ex campione del mondo, in una lunga intervista rilasciata a La Repubblica, ha tracciato un parallelo impietoso tra la solidità gestionale di club come il Bayern Monaco e la fragilità strutturale della Serie A. Secondo l’ex attaccante, l’illusione generata dalle finali raggiunte dall’Inter negli anni scorsi è svanita di fronte alla realtà: un campionato che fatica a competere con le corazzate estere e dirigenti che, a suo dire, si indebitano eccessivamente invece di puntare sulla competenza calcistica.

Il cuore della riflessione di Toni non riguarda però soltanto i bilanci delle prime squadre, ma si sposta prepotentemente sulla base della piramide: i settori giovanili. Per l’ex bomber, l’Italia sta perdendo terreno a causa di una cronica mancanza di strutture adeguate per l’infanzia e di un quadro normativo che rischia di destabilizzare la crescita dei piccoli atleti, trasformando il calcio giovanile in un terreno di speculazione per le famiglie.

Il rischio del “mercato delle famiglie” e lo svincolo dei giovani

Toni entra nel dettaglio di una problematica che sta colpendo duramente i club che investono nella formazione: l’assenza di vincoli per i ragazzi nella fascia d’età tra i 12 e i 18 anni. Un tema che tocca da vicino anche la sua sfera personale, portandolo a denunciare un sistema che sembra remare contro la valorizzazione del talento.

“Bisognerebbe curare di più i settori giovanili. Ci sono poche strutture per i bambini. E alcune regole sbagliate. Ad esempio, non ci sono più vincoli per i ragazzi dai 12 ai 18 anni: possono cambiare squadra ogni stagione. Mio figlio Leonardo ha 12 anni, gioca nel Sassuolo, potrei portarlo tra un po’ da un’altra parte, e così tu società che hai investito su di lui ti ritrovi senza nulla in mano. Il rischio è che si apra anche un mercato delle famiglie: ti do 5 mila euro se porti tuo figlio da me, e viceversa. Così si rovinano i bambini”.

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L’appello per le riforme: “Servono Maldini e Baggio”

Oltre alle regole sul tesseramento, Toni sottolinea la necessità di inserire figure tecniche nei posti di comando per avviare riforme strutturali che non siano solo politiche. Il paragone con altri sport, come il tennis, evidenzia un ritardo organizzativo che il calcio non sembra voler colmare, ignorando i progetti di chi il campo lo ha vissuto davvero.

“Il tennis in Italia è ben organizzato. Nel calcio Baggio aveva fatto un programma di rilancio e neanche è stato preso in considerazione. Le riforme le fa chi non ha mai giocato. Ci devono essere figure politiche, ma vanno affiancate da qualcuno che conosce il pallone: chiama Maldini, chiama Baggio. Altrimenti continueremo a far ridere”.

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