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Capello scuote l’Italia: “Giovanili, stranieri, stili di gioco e arbitri: senza Mondiale, è stato tutto sbagliato”

Fabio Capello attacca il sistema calcio italiano: “Vivai, troppi stranieri modesti. Allenatori ossessionati dal risultato. Copiamo il Barcellona, ma male”.

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Fabio Capello

Calcio italiano in crisi? Le motivazioni secondo Fabio Capello

Fabio Capello “processa” il calcio italiano e il verdetto è senza appello: il sistema non funziona più. Ai microfoni della Gazzetta dello Sport, l’ex CT dell’Inghilterra ha analizzato i mali oscuri che hanno rallentato la crescita del nostro campionato. Dagli stranieri “mediocri” che tolgono spazio ai talenti nostrani, fino ai ritmi compassati e ai continui fischi arbitrali: ecco perché, secondo Capello, l’Italia ha perso il passo con l’Europa.

Le parole di Capello

Sui pochi italiani: “C’è carenza assoluta di giocatori italiani in A. Gli stranieri occupano quei posti, anche se modesti. Pensiamo davvero che siano tutti superiori ai nostri? Certo, dovessimo fallire il terzo Mondiale, non avrei dubbi: vuol dire che tutte le politiche sul nostro calcio giovanile sono state sbagliate”.

Sul lavoro con i giovani: “Nel 2006 ci siamo qualificati al Mondiale in un gruppo con la Norvegia ed eravamo contenti di averla. Ora leggo che lì, fino a tredici anni, i risultati sono aboliti e quindi i ragazzi possono giocare per divertirsi. Un lavoro culturale che dà risultati. Da noi, gli allenatori vogliono vincere anche con i ragazzini”.

Sullo stile di gioco: “Io vedo la palla scorrere lenta, vedo i nostri giocatori che corrono un po’ ma non scattano mai, vedo che giochiamo laterale e non in verticale. Abbiamo preteso di copiare il Barcellona di Guardiola e l’abbiamo fatto male, anche perché qualità e tecnica sono inferiori. Pensiamo solo al possesso, dimenticando che il possesso deresponsabilizza: basta l’appoggio a quello accanto”.

Sugli arbitri: “Anche gli arbitri hanno colpe. Siamo l’unico paese in cui uno infortunato si butta a terra pestando i pugni e il gioco si ferma subito. La velocità è frenata dagli arbitri: non esistono più contrasti e gioco fisico, un giocatore appena sfiorato si butta a terra. Ma se uno di un metro e novanta allarga le braccia per difendere il pallone, e sfiora uno dieci centimetri più basso, possibile che quello finisca immediatamente giù?”.

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