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Toni e la crisi dei giovani in Italia: “Il problema è più profondo”
Luca Toni analizza la crisi della Nazionale italiana: “Servono riforme, investimenti nei vivai e più spazio ai giovani italiani”.
La crisi del talento non nasce dalla Nazionale
La crisi della Nazionale italiana, secondo Luca Toni, non può essere spiegata cercando un unico responsabile. L’ex centravanti invita a spostare lo sguardo dal campo e dalle figure più esposte del sistema federale verso un problema che affonda le proprie radici nella formazione dei giovani. Il rischio, a suo giudizio, è quello di individuare nel commissario tecnico, nel presidente della Federazione o in un altro singolo dirigente il bersaglio più semplice, evitando di affrontare le criticità strutturali del movimento.
“Non vorrei che adesso, per comodità, qualcuno iniziasse a concentrarsi solo sul ct, o sul presidente federale, o su chissà chi altro. La verità è che latitano le riforme a livello giovanile”. Una riflessione, fatta su Tuttosport, che porta direttamente al cuore della questione: per Toni il problema del calcio italiano non è soltanto la quantità di talento disponibile, ma soprattutto il modo in cui quel talento viene individuato, allenato e accompagnato verso il professionismo.
Vivai e strutture, l’emergenza dimenticata
Il secondo punto riguarda le condizioni nelle quali i giovani calciatori crescono. Strutture, competenze e continuità del lavoro sono gli elementi sui quali, secondo Toni, sarebbe necessario intervenire con maggiore urgenza. “Mancano le strutture, mancano gli allenatori a tempo pieno mentre ci sono quelli part-time che lo fanno come secondo lavoro”. Parole che descrivono un sistema nel quale la formazione dei ragazzi rischia di non avere le risorse e la professionalità necessarie.
Da qui nasce anche la sua proposta di aumentare concretamente lo spazio riservato ai prodotti dei vivai italiani nelle squadre di vertice. “Se non si trova il modo di obbligare le squadre di serie A ad avere in rosa almeno due o tre giocatori italiani, al massimo diciottenni o diciannovenni, provenienti dal settore giovanile, la vedo dura”. Toni riconosce però la complessità normativa della questione: “So che questo andrebbe in qualche maniera contro le regole dell’Unione Europea, però magari un modo prima o poi si trova”.
Il nodo delle riforme e delle promesse
La sensazione espressa da Toni è quella di un tema che torna ciclicamente nel dibattito pubblico senza però trasformarsi con la stessa frequenza in interventi concreti. I settori giovanili diventano centrali quando il calcio italiano attraversa una fase di difficoltà, salvo poi perdere rapidamente spazio quando l’attenzione si sposta altrove. “È lì, nei vivai, che bisogna investire il più in fretta possibile”. Una frase che sintetizza la sua posizione: il rilancio, per l’ex attaccante, deve partire dalla base e non limitarsi agli interventi sull’immediato.
Toni guarda inoltre con favore al nuovo incarico affidato a Gianfranco Zola nell’ambito delle attività giovanili del Club Italia. “Tifo per Gianfranco Zola”, dice, sottolineando così l’attenzione verso un progetto che dovrebbe riportare la formazione dei giovani al centro dell’agenda federale. Il suo timore, però, riguarda soprattutto la capacità del sistema di mantenere gli impegni nel tempo: “Nel momento delle elezioni ne parlano tutti, poi a elezioni concluse non ne parla più nessuno. Non vorrei che fosse già finito tutto a tarallucci e vino”.
Stranieri contro italiani? La questione è più complessa
Toni non attribuisce però la difficoltà del calcio italiano esclusivamente alla presenza dei calciatori stranieri. La sua analisi è più articolata e parte anche dagli incentivi economici che negli anni hanno condizionato le scelte dei club. “Il problema è più profondo. Fino a qualche anno fa, con il Decreto Crescita, conveniva acquistare calciatori stranieri”.
Il decreto è stato successivamente abolito, ma secondo Toni le dinamiche del mercato non sono cambiate in maniera sufficiente. “Ma vedo che ancora oggi, con il Decreto Crescita abolito, i nostri club preferiscono lo straniero all’italiano”. Da qui l’interrogativo sulla cultura delle società e sulla qualità del lavoro svolto dai dirigenti chiamati a costruire le rose. “Quindi, potrebbe anche essere un problema di mentalità, o forse una mancanza di preparazione e di voglia da parte delle persone che devono occuparsi del mercato all’interno dei club italiani”.
Incentivare il talento italiano
La proposta finale di Toni si muove sul terreno degli incentivi. Se il sistema economico e sportivo porta i club a rivolgersi con maggiore frequenza al mercato internazionale, secondo l’ex attaccante si potrebbe intervenire per rendere più conveniente la valorizzazione dei giocatori italiani. “Perché non fare una legge che preveda delle agevolazioni per chi acquista giocatori italiani anziché stranieri?”
È una domanda che riporta il discorso al punto di partenza: la crisi della Nazionale, nella lettura di Toni, è soprattutto il risultato di un problema di sistema. Non basta intervenire quando emerge l’emergenza, né concentrarsi esclusivamente sulla panchina azzurra. Servono strutture, allenatori adeguatamente formati, investimenti e meccanismi capaci di favorire il passaggio dai settori giovanili al calcio professionistico. Il tema, dunque, non è soltanto quanti talenti produca oggi l’Italia, ma quanto il sistema sia in grado di riconoscerli, svilupparli e offrire loro un’occasione concreta ai massimi livelli.
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