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Frosinone, Serie A riconquistata: il progetto Alvini e la forza dei giovani
Il Frosinone torna in Serie A con una promozione storica guidata da Massimiliano Alvini e una squadra giovanissima protagonista.
La meglio gioventù porta il Frosinone in paradiso
Cinque gol al Mantova, uno stadio in festa e quella sensazione che a Frosinone aspettavano da due anni: il ritorno in Serie A. Il 5-0 dell’ultima giornata è stata la fotografia perfetta della stagione della squadra di Massimiliano Alvini: intensa, divertente, piena di coraggio. Secondo posto alle spalle del Venezia e promozione conquistata senza tremare proprio sul più bello. Ma dentro questa cavalcata c’è qualcosa che va oltre la classifica, perché il Frosinone ha scelto di affidarsi ai giovani italiani e quei ragazzi hanno risposto “presente” nei momenti più pesanti della stagione.
Tra i pali Lorenzo Palmisani, classe 2004, ha chiuso la stagione con 15 clean sheet e una personalità da veterano. In difesa si è ritagliato spazio anche Gabriele Calvani, altro 2004, cresciuto accanto all’esperienza di Giorgio Cittadini, Ilario Monterisi e Bracaglia. Poi il centrocampo, dove Matteo Cichella si è preso la scena quasi senza fare rumore: classe 2005, titolare inamovibile, due gol, quattro assist e la sensazione costante di essere uno di quelli che la partita la accendono anche quando il pallone pesa di più. Attorno a lui, giocatori esperti come Giacomo Calò, Francesco Gelli e Ilias Koutsoupias gli hanno fatto da guida, ma il talento era impossibile da nascondere.
E quando si parla di futuro, è impossibile non fermarsi sul nome di Filippo Grosso: figlio di Fabio, classe 2006, già a segno tra i professionisti proprio contro il Mantova nella gara d’andata. In attacco, invece, il mix ha funzionato alla perfezione. I 15 gol dell’algerino Fares Ghedjemis hanno fatto rumore, ma anche gli 11 centri del classe 2004 Antonio Raimondo pesano tantissimo nella corsa promozione. Minuti e fiducia pure per il 2006 Kevin Barcella e ottimo impatto di Seydou Fini, arrivato a gennaio dal Genoa e subito capace di lasciare il segno. Non tutti vestiranno un giorno la maglia della Nazionale maggiore, ma il messaggio che arriva da Frosinone è fortissimo: i giovani italiani, se messi nelle condizioni giuste, possono ancora trascinare una squadra fino alla Serie A.
La squadra più giovane della Serie B… ed è salita in Serie A
C’è un’immagine che racconta meglio di tutte la stagione del Frosinone: una squadra che corre, pressa, sbaglia e riparte come se non avesse nulla da perdere. E forse è proprio così che la squadra guidata da Massimiliano Alvini ha costruito la sua promozione in Serie A: con una rosa giovane, sì, ma soprattutto con un’idea chiara: il talento non va aspettato, va messo in campo. E la Serie B di quest’anno ha raccontato proprio questo.
Il dato dell’età media — 23,4 anni, la più bassa del campionato — non è solo una statistica da incorniciare. È la fotografia di un progetto che ha scelto di correre un rischio romantico: affidarsi a un gruppo che, sulla carta, avrebbe dovuto solo crescere. Invece ha vinto. Ha sofferto nei momenti difficili, ha accelerato quando serviva, ha tenuto botta quando la classifica iniziava a pesare. E, soprattutto, non ha mai cambiato faccia. Alvini ha avuto il merito più grande: non chiedere ai suoi ragazzi di diventare grandi troppo in fretta, ma di giocare liberi. Di sbagliare senza paura. Di sentirsi dentro un progetto, non sotto esame continuo. E così il Frosinone ha smesso di essere solo una squadra giovane, diventando una squadra viva. Leggera nella testa, ma sorprendentemente matura nei momenti che contavano.
Perché alla fine questa promozione non è solo una questione di numeri o di classifica. È l’idea che, nel calcio, la gioventù non sia un limite ma una forma diversa di coraggio. E a Frosinone quel coraggio è diventato Serie A.
Il futuro: continuità o nuova rivoluzione?
La Serie A, adesso, non è più un sogno ma una realtà da difendere. E in casa Frosinone la domanda è già sul tavolo: continuare con Massimiliano Alvini e dare ancora spazio alla linea giovane, oppure cambiare qualcosa per reggere l’urto della massima serie? L’idea, almeno nelle intenzioni, sembra chiara: non snaturarsi. Perché questa promozione nasce proprio da lì, da un gruppo giovane, coraggioso, costruito per crescere insieme e non per sopravvivere.
Il progetto, però, si trova subito davanti al suo primo bivio. Diversi dei ragazzi che hanno scritto questa pagina storica sono arrivati in prestito e a fine stagione faranno ritorno alle squadre di appartenenza. È il caso di Gabriele Calvani e Seydou Fini, destinati a tornare a Genova sotto la gestione di Daniele De Rossi. Stesso discorso per Matteo Cichella, in scadenza di contratto, uno dei simboli più puri di questa stagione, colui che più di tutti ha incarnato l’idea di calcio leggero e senza paura. E qui si gioca una parte importante del futuro: capire se il Frosinone riuscirà a trattenere almeno parte di questo cuore giovane.
Discorso diverso, invece, per Lorenzo Palmisani, blindato da un contratto lungo fino al 2029 e ormai considerato una base solida da cui ripartire, anche in Serie A. Ma il punto è un altro: anche se qualcuno dovesse partire, il messaggio di questa stagione resta intatto. Il Frosinone ha dimostrato che si può vincere credendo nei giovani e, soprattutto, che quel modello non è un episodio isolato.
Perché se la strada è stata tracciata, il club può continuare a percorrerla. Altri talenti arriveranno, altri ragazzi avranno spazio e il progetto potrà evolversi senza tradire la sua identità. La Serie A sarà un banco di prova durissimo, ma anche un’opportunità: quella di capire se questa non è stata solo una bellissima stagione, ma l’inizio di qualcosa di più grande.
Theo Malossi
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