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Paratici propone la rivoluzione del campionato Primavera: “Mettiamo un tetto alle presenze”

Il ds della Fiorentina Fabio Paratici attacca il sistema italiano: “La Serie A torneo di passaggio, serve un tetto alle gare in Primavera”.

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Fabio Paratici

La Serie A specchio dell’Olanda: la crisi d’identità del nostro campionato

Dal prestigioso palco di Solomeo in occasione del “Global Launch of the 100’s” dell’European Golden Boy, il direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici ha tracciato un’analisi lucida e a tratti spietata sullo stato di salute del calcio italiano. Il dirigente si è soffermato a lungo sul gap strutturale con la Premier League, evidenziando una preoccupante regressione qualitativa che rischia di trasformare definitivamente la nostra massima serie in un torneo di seconda fascia. Poiché i migliori calciatori mondiali non considerano più l’Italia come una meta d’arrivo ambita, i club nostrani si trovano costretti a vendere i propri gioielli per fare cassa, subendo passivamente la schiacciante superiorità economica delle leghe estere.

“Bisogna dividere due cose: il livello del campionato ed il livello dei calciatori. Il livello del campionato italiano è stato depauperato, è sceso di livello. Perché i migliori calciatori non ci toccano più, ora i migliori vengono acquistati dalle squadre di Premier. Così come i migliori della Serie A, che deve creare sempre nuovi giocatori forti. È un campionato di passaggio, come 15 anni fa lo erano i campionati olandesi o portoghesi. Continuo comunque a credere che i calciatori italiani siano bravi, ma forse il campionato italiano non è la piattaforma ideale per allenarli al meglio, per farli performare. Poi si può aprire tutta una serie di discorsi sul settore giovanile… Una via d’uscita c’è sempre. Io sono ottimista perché abbiamo un prodotto, se poi lo lavoriamo male perché non riusciamo a valorizzarlo al meglio è un problema nostro. Noi partiamo da un bel prodotto di base, poi dobbiamo migliorare. Io sono arrabbiato anche con me stesso perché faccio parte di questo sistema, è una nostra responsabilità come dirigenti e come settore calcio fare meglio di come stiamo facendo.”

Il modello Premier League e la carenza di infrastrutture al Sud

Forte della sua passata esperienza lavorativa oltremanica ai tempi del Tottenham, il ds della Fiorentina ha indicato i rigidi criteri di ingresso e la cultura delle infrastrutture come i veri segreti del successo del calcio inglese. La Premier League applica infatti sbarramenti severissimi non solo per i calciatori stranieri ma anche per i membri degli staff tecnici, garantendo così la presenza dei migliori professionisti del mondo in ogni singolo settore strategico. Paratici ha poi analizzato i motivi per cui il Mezzogiorno d’Italia fatichi storicamente a produrre club d’élite stabili, individuando nella carenza cronica di impianti sportivi e di campi da gioco il principale ostacolo per lo sviluppo e il reclutamento dei talenti locali.

“La Premier ha creato un prodotto incredibile. A me hanno impressionato i criteri d’ingresso: un allenatore magari porta 5 collaboratori, ma non tutti hanno i punti necessari per entrare in Premier. Essendoci questi paletti devi avere gente preparata, gente con experience. Per questo hai i migliori match analyst, i migliori preparatori… Il punto d’ingresso è molto stretto, e questo è importante. E poi anche sulle proprietà, vengono fatte due diligence serie in questo senso. La logistica è importante, uscire da un paesino della Puglia è più difficile essere visti rispetto a vicino Milano. Poi c’è una questione culturale: la priorità dei club inglesi è costruire campi da calcio. Fino a 16 anni non puoi andare più lontano di un’ora e mezzo da casa. L’idea è se metti più campi da calcio, più talenti possiamo reclutare. Questo per dire che probabilmente al sud ci sono meno campi da calcio che al nord.”

Il dramma dei Mondiali e la proposta di rivoluzione per la Primavera

In chiusura del suo durissimo intervento a Solomeo, il dirigente della Fiorentina ha definito inaccettabile il triplo flop iridato della Nazionale italiana, considerandolo una macchia indelebile per la storia sportiva del nostro Paese. Per invertire questa tendenza negativa, secondo Paratici, è fondamentale abbandonare l’ossessione per il risultato precoce nelle categorie di base e ridisegnare completamente il percorso dei giovani calciatori, introducendo un tetto massimo di 50 presenze nel campionato Primavera per costringere i ragazzi a misurarsi il prima possibile con il calcio professionistico dei grandi.

“Per me la non qualificazione per 3 mondiali della Nazionale è un mistero e un delitto calcistico, un dramma. Le squadre che escono dalle coppe non sono un termometro sufficiente per dire che il calcio italiano è in crisi. Se dobbiamo ricreare qualcosa la prima questione su cui intervenire è la metodologia di allenamento. Ci alleniamo in modo arcaico. Copiamo senza capire cosa stiamo facendo o magari cancellando tutto quello di buono che comunque c’è. È un prendere spunto senza sapere bene cosa stiamo riproducendo, quindi la metodologia di allenamento va rivista. In Inghilterra poi non ci sono le classifiche fino a 14 anni, questo è un altro punto. Questo perché un allenatore lavora per far crescere i giocatori, non per vincere un campionato. Le classifiche non servono perché i bambini hanno la competitività dentro di loro. Poi si è discusso tanto in Lega dell’età della Primavera… Io sono più per mettere un limite di partite al campionato Primavera, ci sono giocatori che ne giocano 100… Non ha senso. Per me fai 50 partite in Primavera e poi devi uscire, andare a giocare.”

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