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Deco analizza l’Italia: “Se si faranno le cose per bene, tornerà al livello che merita”

Deco analizza la crescita dei giovani in Portogallo, Spagna e Italia: “Da noi già a 18-19 anni giocano con club e Nazionale”

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Deco e il tema della crescita dei giovani

Il percorso di formazione dei giovani calciatori e le differenze tra i principali Paesi europei sono stati al centro dell’intervento di Deco, direttore sportivo del Barcellona, ai microfoni di Sky Sport e Gianluca Di Marzio in occasione del Portugal Football Summit. L’ex centrocampista portoghese ha analizzato il modello del proprio Paese, soffermandosi anche sul confronto con Spagna e Italia e sulle modalità con cui i giovani vengono accompagnati verso il calcio professionistico.

Secondo Deco, alla base dei risultati ottenuti dal Portogallo nelle categorie giovanili c’è soprattutto un sistema di formazione capillare, sostenuto dal lavoro dei club e della Federazione. Un modello che permette ai talenti di confrontarsi con il calcio di alto livello già in età molto giovane. “Prima di tutto è la formazione. Noi in Portogallo siamo un Paese piccolo ma con un grande livello di calcio. Si gioca a calcio un po’ ovunque, ci sono tanti club piccoli e storici che hanno una buona formazione a livello giovanile. La Federazione sta facendo da diversi anni un grande lavoro per formare tanti giovani. Il Portogallo è in grado di confrontarsi con tutti i migliori paesi in U17, U19 e U21 ma anche le altre. In Portogallo questa è la chiave, secondo me, che i giovani possano giocare nelle loro squadre”.

Il modello portoghese

Nelle parole di Deco emerge quindi l’importanza di creare le condizioni affinché un giovane possa trovare spazio anche a livello senior senza dover necessariamente attendere diversi anni. La possibilità di giocare con continuità nel proprio club viene indicata come uno degli elementi centrali del percorso di crescita.

Il dirigente del Barcellona ha inoltre sottolineato come un’impostazione simile sia presente anche in Spagna, altro Paese che negli ultimi anni ha prodotto numerosi giocatori di alto livello attraverso i propri settori giovanili. “Anche la Spagna fa questo lavoro. In Italia ci sono grandi calciatori, personalmente conosco alcuni giovani però credo che arrivino tardi a giocare in Nazionale e molti faticano a giocare con le loro squadre. Da noi già a 18-19 anni stanno giocando con la propria Nazionale e con il club”.

Il confronto con l’Italia

Il passaggio dedicato all’Italia è particolarmente significativo. Deco riconosce il valore del movimento calcistico italiano e la presenza di talenti, ma evidenzia una difficoltà legata all’inserimento dei giovani nelle prime squadre e, di conseguenza, nel percorso delle Nazionali.

Il dirigente portoghese ha comunque precisato di non poter fornire un’analisi dettagliata della situazione italiana, non vivendo quotidianamente il sistema. Le sue parole, dunque, rappresentano soprattutto un punto di vista esterno basato sul confronto tra differenti modelli di sviluppo. “Non posso commentare tanto perché non sto lì ogni giorno. Ma l’Italia è una potenza e se il problema è quello di mettere un po’ d’ordine, c’è gente capace di farlo con tanti dirigenti di livello. Se si torneranno a fare le cose per bene allora l’Italia può tornare al livello che merita”.

La sfida per il calcio italiano

Il messaggio finale di Deco è quindi rivolto alla necessità di valorizzare maggiormente le risorse già presenti nel sistema italiano. L’ex calciatore sottolinea infatti come il Paese disponga di competenze e dirigenti in grado di intervenire sul percorso di formazione e crescita dei giovani.

Il tema resta quello del rapporto tra settore giovanile e calcio professionistico: per Deco, il passaggio decisivo consiste nel consentire ai talenti di misurarsi prima possibile con il livello più alto, accumulando esperienza con il club e con le Nazionali. Un modello che Portogallo e Spagna hanno sviluppato nel tempo e che, secondo il dirigente del Barcellona, può rappresentare un elemento di riflessione anche per il calcio italiano.

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