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De Rossi e la crescita dei giovani: “Bisogna pagare la gente che lavora con loro”

Daniele De Rossi dopo Juve-Genoa: “La tecnologia c’è ovunque. Serve pagare i tecnici delle giovanili come professionisti, non come un extra”.

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Daniele De Rossi

Daniele De Rossi: “PlayStation? Ci sono ovunque, il problema è pagare i professionisti”

Dopo la sconfitta per 2-0 rimediata contro la Juventus, il tecnico del Genoa Daniele De Rossi è intervenuto ai microfoni di Sky Sport. Oltre all’analisi della gara, l’allenatore ha offerto una riflessione tagliente sulla crisi d’identità del calcio italiano, reduce dalla cocente eliminazione contro la Bosnia che ha sancito la terza assenza consecutiva dai Mondiali. Daniele De Rossi ha respinto con forza i luoghi comuni che additano la tecnologia come causa principale del declino dei giovani talenti, spostando il focus su questioni strutturali e professionali.

Il mito delle distrazioni: dalla Norvegia alla Bosnia

“Ho letto delle PlayStation, ma quelle ci sono in Norvegia, in Bosnia e dappertutto,” ha dichiarato Daniele De Rossi, smontando l’alibi delle distrazioni tecnologiche. Secondo il tecnico rossoblù, la tecnologia è una costante globale e non può essere utilizzata come scusa per giustificare la mancanza di eccellenze nel nostro Paese. Il vero problema, secondo la sua visione, non risiede in ciò che i ragazzi fanno nel tempo libero, ma nella qualità del tempo che trascorrono sul campo da calcio e, soprattutto, in chi è incaricato di istruirli durante le fasi cruciali della loro crescita sportiva.

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Professionalizzare l’insegnamento: non un secondo lavoro

La ricetta di Daniele De Rossi per la rinascita del movimento passa attraverso una valorizzazione economica e professionale dei tecnici dei settori giovanili. “Se vogliamo crescere bisogna pagare la gente che lavora con i giovani non come chi fa un qualcosa dopo il lavoro, ma come chi lo fa di lavoro,” ha sottolineato con fermezza. Per l’allenatore del Genoa, l’istruzione calcistica di base deve essere trattata come una professione primaria, garantendo standard elevati e stipendi dignitosi che permettano agli istruttori di dedicarsi totalmente alla formazione dei calciatori, senza dover considerare il campo come un semplice “extra” serale.

La pazienza dei vent’anni e il peso dei paragoni

In chiusura, Daniele De Rossi ha richiamato alla realtà riguardo ai tempi necessari per vedere un cambiamento concreto, invitando l’intero sistema a non cercare scorciatoie emotive. “I risultati bisogna essere coscienti che si vedranno tra 15-20 anni, serve pazienza, vanno aspettati,” ha avvertito, precisando che non è affatto scontato che ogni generazione produca fenomeni del calibro di Francesco Totti o Alessandro Del Piero. La ricostruzione della credibilità internazionale dell’Italia richiede dunque una programmazione a lunghissimo termine, basata sulla solidità dell’insegnamento e sulla consapevolezza che i frutti del lavoro odierno appartengono al futuro lontano.

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