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Verso la presidenza FIGC, Carraro rilancia il tema dei vivai: “Chi lo dice mente”

Franco Carraro indica le priorità per il futuro presidente FIGC: più spazio agli italiani in Serie A e dubbi sulla riduzione a 18 squadre.

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Carraro indica la rotta per il futuro della FIGC

Mentre si avvicina l’elezione del nuovo presidente della FIGC, con la sfida che si restringe ai nomi di Giancarlo Abete e Giovanni Malagò. Il dibattito sul futuro del calcio italiano si concentra soprattutto sulle priorità che attendono il prossimo numero uno federale. A offrire una lettura lucida della situazione è stato Franco Carraro, intervenuto sulle colonne di Tuttosport con alcune riflessioni che toccano i nodi strutturali del movimento.

Secondo l’ex presidente federale, il problema principale non riguarda formule o riforme di facciata, ma la progressiva riduzione dello spazio riservato ai calciatori italiani nei massimi livelli del calcio professionistico. Un tema che, a suo giudizio, incide direttamente sulla competitività della Nazionale e sulla capacità del sistema di produrre nuovi talenti.

Il dato che preoccupa: sempre meno italiani in Serie A

Carraro individua nella presenza dei giocatori selezionabili per la Nazionale il principale indicatore dello stato di salute del calcio italiano. Per questo motivo indica una priorità chiara per il futuro presidente della Federazione.Quando abbiamo vinto i Mondiali, nel 2006, in Serie A il 70% dei calciatori era utilizzabile in Nazionale, ora siamo al 31%. In Spagna sono al 60%: il primo obiettivo è avvicinarsi a questa percentuale. Ci si arriva migliorando la qualità dei settori giovanili, di tutte le categorie, e incentivando l’impiego di giocatori selezionabili in Nazionale”.

Le parole dell’ex dirigente mettono in evidenza una trasformazione profonda avvenuta negli ultimi vent’anni. La diminuzione dei calciatori italiani impiegati stabilmente in Serie A viene indicata come una delle cause del progressivo indebolimento del bacino da cui attingere per la Nazionale. Da qui la necessità di investire in maniera più incisiva sulla formazione dei giovani e sulla valorizzazione dei talenti cresciuti nei vivai.

Serie A a 18 squadre? Per Carraro il tema è un altro

Tra gli argomenti più discussi degli ultimi anni c’è anche la possibile riduzione della Serie A da 20 a 18 squadre. Una proposta che periodicamente torna al centro del confronto tra club, Lega e Federazione. Carraro, tuttavia, invita a non collegare automaticamente questa scelta ai risultati dell’Italia. Il punto è un altro: chi dice che possa aiutare la Nazionale mente”. Una presa di posizione netta, che separa il dibattito sulla struttura del campionato da quello relativo alla crescita del calcio italiano.

Competitività e ricavi, non risultati della Nazionale

Per l’ex presidente della FIGC, l’eventuale passaggio a un torneo con meno squadre dovrebbe essere valutato esclusivamente sotto il profilo economico e competitivo. Per il resto, io penso che la decisione vada presa se si ritiene che un campionato a 18 squadre abbia più appeal e più competitività, che possa attirare più sponsorizzazioni e ricavi da diritti audiovisivi. Ma la Nazionale non c’entra: Inghilterra e Spagna hanno campionati a 20, Francia e Germania a 18. Sono tutte ai Mondiali, a differenza nostra”.

Un ragionamento che sposta l’attenzione sulle vere priorità del sistema: formazione, sviluppo dei giovani e crescita della qualità complessiva del movimento. Temi che, secondo Carraro, dovranno rappresentare il punto di partenza per chi guiderà la FIGC nei prossimi anni, indipendentemente dal fatto che il prossimo presidente sia Abete o Malagò.

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