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Nazionali Giovanili

Al Grasshopper per diventare: Matteo Mantini il leader di un’Italia U19… cosmopolita

Da Natali a Mantini, i convocati dell’Italia U19 lo confermano: le Nazionali Giovanili parlano sempre più “straniero”

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Mantini

Mantini è l’ennesima conferma: è un’Italia sempre più delocalizzata

Abbiamo parlato ampiamente del fenomeno della “fuga di cervelli” dei giovani italiani verso altri contesti. Eppure, anche e soprattutto le Nazionali Giovanili ci ricordano di quanto sia diffusa questa tendenza. Matteo Mantini è l’ultimo anello della catena: un passato all’Inter, ma a 17 anni concretizza l’arrivo in Svizzera, al Grasshopper. E non è l’unico a parlare “straniero” nel gruppo convocato da Bollini per gli Europei Under 19.

Chi è Matteo Mantini: da gioiellino dell’Inter a titolare in Svizzera

La storia del centrocampista classe 2007, ha molti punti in comune con tanti giovani italiani, costretti negli ultimi anni a fare scelte di carriera piuttosto nette. Riavvolgiamo il nastro: Matteo Mantini nasce calcisticamente nell’Inter, dove entra nella sfera d’interesse dell’Under 18 all’età di 16 anni. Proprio a seguito dell’annata convincente con i nerazzurri, nell’estate 2024 arriva la convocazione per l’Europeo U17. Con l’Italia di Favo è inamovibile nei gironi, in cui gioca 3 partite da titolare offrendo sostanza ed equilibrio in una mediana chiamata a supportare una “zona fantasia” con tanti colpi e giocate. Tra i quarti e la finale invece, diminuisce leggermente la sua presenza nell’undici, ma l’apporto rimane elevato nonostante debba essere concentrato in un minutaggio più ridotto.

Mantini si ritaglia quindi uno spazio importante nella vittoria del torneo degli “azzurrini”, tornando più carico che mai all’Inter. Nella stagione 24/25 però, le prospettive non cambiano: c’è sempre l’Under 18 nel suo immediato futuro. Completa la stagione con 20 presenze 3 gol, ma matura la convinzione che quel contesto gli stia ormai stretto. Per questo, nell’estate 2025 arriva la sliding door: Il diciottenne si trasferisce al Grasshopper, club della Super League svizzera. Ebbene, un anno dopo quella scelta, Mantini può raccoglierne i frutti: ad ottobre ha cominciato a gravitare attorno all’orbita della prima squadra, collezionando 13 partite totali in campionato. In più, Bollini lo ha convocato per l’Europeo U19, in cui molto probabilmente avrà un ruolo di spicco nelle gerarchie del centrocampo.

Da Coletta a Mantini: l’Italia U19 è cosmopolita

In risposta ad un sistema che fa una spietata selezione all’ingresso, la tendenza molto diffusa tra i giovani talenti italiani è quella di andare altrove. Una soluzione che ha portato molti esponenti dell’Italia U19 fuori dai confini nazionali. Su Andrea Natali abbiamo già detto tanto, è uscito dall’orbita del calcio italiano all’età di 10 anni e ha già vissuto tre vite diverse: prima come prospetto nella “Masìa” del Barcellona (in cui condivide lo spogliatoio con Bernal e va a tanto così dal giocare insieme a Yamal e Cubarsì); poi arriva al Bayer Leverkusen, che lo gira in prestito all’Az Alkmaar. Spagna, Germania, Olanda, perfino uno sprazzo di Inghilterra nel suo background.

Discorso leggermente diverso per Federico Coletta: dominatore assoluto dell’Europeo U17 vinto nel 2024, pura creatività ed estro che esplodono anche in Primavera con la Roma; infine, la scelta di virare verso il Portogallo, approdando al Benfica. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Matteo Mantini: cresce all’Inter fino all’Under 18, per poi trovare maggiori prospettive andando in Svizzera al Grasshopper. Arrivato nell’estate 2025, in una stagione il classe 2007 ha già sgretolato il limite della giovane età, giocando 13 partite in Super League (la massima serie svizzera). In sostanza, a due mesi dal suo arrivo gli elvetici avevano già intuito come fosse pronto per il salto in prima squadra. Uno scenario impensabile in Italia dove le barriere culturali, dovute ad un numero sulla carta d’identità, sono ancora fortissime.

E l’elenco non sarebbe finito: stupisce l’assenza tra i convocati di Reggiani e Inacio (entrambi ormai nel giro della prima squadra del Borussia Dortmund), ma anche di Iddrisa (al West Bromwich Albion da quando ha 16 anni) e Mambuku (dal 2024 al Reims, in Francia). Insomma, il futuro dell’Italia parla sempre meno italiano, in nome di un’Europa che guarda ai nostri talenti con maggiore di quanto non facciamo noi.

Luca Ottaviano

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