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Calcagno: “Niente guerra allo straniero, ma servono cambiamenti. Seconde squadre non bastano”

Umberto Calcagno sulla crisi FIGC: il dibattito tra calciatori italiani e stranieri, l’importanza delle seconde squadre e delle riforme.

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Umberto Calcagno

Seconde squadre e italiani: parla Calcagno, presidente AIC

Seconde squadre e italiani: il piano di CalcagnoL’addio di Gabriele Gravina alla presidenza della FIGC continua a scuotere le fondamenta del nostro calcio, aprendo un dibattito serrato sul futuro del movimento azzurro. Tra le voci più autorevoli che hanno commentato le dimissioni del numero uno di via Allegri c’è quella di Umberto Calcagno.

Il presidente dell’Assocalciatori, intervenuto ai microfoni della Gazzetta dello Sport, ha tracciato un’analisi lucida del momento, spostando il focus dalle responsabilità individuali alle carenze strutturali del sistema. Di seguito le parti salienti delle sue dichiarazioni.

Le parole di Calcagno

Sulla FIGC: “Le dimissioni di Gravina sono un’assunzione di responsabilità che gli fanno onore. Lo fa non perché sollecitato, ma nell’interesse del movimento, per riprendere slancio. Ma il problema non è solo la Federcalcio: la FIGC non ha il potere giuridico per imporre alle squadre di far giocare un certo numero di italiani”.

Sui problemi: “La contrapposizione che si è creata tra calciatori italiani e stranieri. Dobbiamo uscirne: la nostra non è una guerra allo straniero. In Spagna non hanno nemmeno stabilito il tetto per gli extracomunitari, eppure nella Liga gioca quasi il 60% di calciatori spagnoli. E il 22% deriva dal vivaio della squadra di appartenenza. Dobbiamo trovare un equilibrio tra l’ambizione della Nazionale e quella dei club”.

Sulle soluzioni: “La riorganizzazione dello sport di base è già in atto, sono coinvolti campioni del mondo come Zambrotta e Perrotta. Non è soltanto una maniera per scoprire il talento, ma anche per consentire ai ragazzi di appassionarsi al calcio. Il format della Serie A non credo sia un problema, Spagna e Inghilterra ne hanno venti”.

Sulle seconde squadre: “Iniziativa apprezzabile ma non risolutiva. Il minutaggio degli Under 21 è aumentato, ma per il 70% con calciatori stranieri. E non piacciono alla Serie B, che teme di perdere i prestiti dai grandi club”.

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