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Bruno Longhi: “Basta parlare di poltrone, servono giocatori. Obbligo di 5 italiani per club”

Bruno Longhi analizza a Radio Sportiva la crisi dell’Italia: “Non bastano le dimissioni di Gravina, serve spazio per i talenti italiani in Serie A”.

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Bruno Longhi

SullssssL’analisi di Longhi: “Il presidente non va in campo, contano i giocatori”

Nel mare di reazioni che seguono il naufragio azzurro contro la Bosnia, anche la voce storica di Bruno Longhi si unisce al coro di chi chiede un ritorno alla centralità del campo. Intervenuto ai microfoni di Radio Sportiva, il noto giornalista ha analizzato la crisi della Nazionale spostando il focus dalle poltrone dirigenziali al valore tecnico effettivo dei calciatori italiani. Secondo Longhi, il confronto con corazzate come Francia e Spagna è impietoso e non può essere risolto solo con le dimissioni dei vertici federali, ma richiede una riforma profonda che rimetta il talento nostrano al centro del villaggio.

La ricetta proposta è drastica: ridurre il numero di stranieri e imporre una quota minima di italiani eleggibili in ogni squadra di Serie A. Solo permettendo ai giovani di crescere accanto ai campioni, il sistema potrà tornare a produrre profili di livello internazionale, proprio come accadeva nel 2006, quando a fare la differenza fu la qualità degli interpreti e della guida tecnica, al di là delle vicende societarie e politiche. Di seguito le sue parole.

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Le parole di Bruno Longhi

Sulla crisi del calcio italiano: “Dopo quello che è successo alla Nazionale sono subentrate la politica e le parole, di tutti. Ma dovremmo soffermarci sul valore tecnico dei nostri calciatori e chiederci se siamo al livello delle altre grandi Nazionali come Francia e Spagna. La risposta è no. Allora, cerchiamo di dare la possibilità ai nostri ragazzi di giocare con maggior frequenza e trovare maggiore spazio per loro. Le dimissioni di Gravina sembrano questione di ore, ma è anche questione di poltrone: ricordiamoci che il presidente federale non va in campo e nemmeno il commissario tecnico. Alla fine contano i giocatori e noi dovremmo fare in modo che il nostro sistema possa produrre giocatori di talento”.

Sulle proposte: “Vorrei che si riducesse il numero di stranieri nel nostro campionato e che ci fossero almeno quattro o cinque giocatori italiani, eleggibili in Nazionale, in ogni squadra. È l’unica strada, ma non si può fare dall’oggi al domani. Se concedi ai ragazzi spazio al fianco dei campioni, crescono col tempo. Nel 2006 non c’era presidenza federale ma avevamo Lippi, un grande allenatore, e dei grandi allenatori. Alla fine, conta chi va in campo”.

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