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ESCLUSIVA MP – Il modello Empoli, tra talento e valori: “Lavoriamo per crescere calciatori e uomini”
Federico Bargagna racconta filosofia e segreti del vivaio dell’Empoli, un modello vincente basato su formazione umana e scouting strategico
Federico Bargagna racconta la filosofia e i segreti del vivaio dell’Empoli
L’Empoli rappresenta da decenni un’eccellenza riconosciuta nel panorama calcistico italiano, un modello societario capace di coniugare sostenibilità, visione strategica e sviluppo del talento. Al centro di questo ingranaggio perfetto c’è il Settore Giovanile, una vera e propria fucina di campioni guidata con passione e rigore metodologico. Per comprendere i segreti di questa realtà, abbiamo intervistato Federico Bargagna, responsabile del settore giovanile azzurro. Dalla filosofia educativa che guida il centro di Monteboro alla complessa macchina dello scouting nazionale e internazionale, fino alla pronta risalita della Primavera e alla costante sinergia con la Prima Squadra: ecco il racconto dettagliato di un modello che continua a innovarsi senza mai perdere la propria identità.
L’intervista a Federico Bargagna
Qual è la filosofia alla base del settore giovanile dell’Empoli e come si mantiene questa identità nel tempo?
“Gli obiettivi sono quelli di formare sia il ragazzo che l’atleta. Vogliamo essere di supporto alla famiglia fin dal percorso scolastico e crescere individui dotati di spirito di sacrificio, valori etici e rispetto delle regole. La nostra filosofia calcistica è quella, attraverso un percorso metodologico, di trasformare il potenziale del bambino in un ragazzo pronto per il calcio dei grandi, cercando di svilupparne la tecnica e insegnandogli a prendere decisioni. Vorremmo che i nostri ragazzi conoscessero il calcio, sapendo che in una gara ci sono tante partite all’interno della stessa partita, per poi essere pronti a prendere le decisioni migliori in base alle situazioni che vivranno. Inoltre, vogliamo che sappiano ricoprire più ruoli, adattarsi a più posizioni, conoscere e comprendere le esigenze degli altri reparti.
Sono tutte qualità che aumentano il valore del calciatore. La filosofia del nostro Club è tracciata da oltre 30 anni, da quando la famiglia Corsi è alla guida dell’Empoli. Abbiamo costantemente input societari che ci permettono di strutturare in maniera idonea il lavoro del Settore Giovanile e siamo nelle condizioni migliori per programmare il percorso dei ragazzi. Ogni anno cerchiamo di mettere un pezzettino in più: un campo, una palestra, degli istruttori o materiale di supporto tecnologico che ci permetta quotidianamente di crescere e implementare la nostra proposta. E, insieme a tutto questo, è fondamentale durante il percorso dei ragazzi trasmettere loro passione e senso di appartenenza”.
Quali sono le caratteristiche principali, tecniche, tattiche o caratteriali, che cercate in un giovane calciatore?
“Quando parliamo di scouting dobbiamo dividerlo in più aree. Nell’attività di base partiamo da uno scouting regionale che per noi è fondamentale, con oltre venti osservatori in regione. L’obiettivo è cercare bambini con talento e qualità tecniche innate. Fondamentale in questo tipo di scouting è il famoso “occhio” dei nostri osservatori guidati dalla loro esperienza maturata nel corso del tempo. In Under 15 inizia lo scouting nazionale, con la possibilità di inserire ragazzi da fuori regione. Questo è un passaggio determinante per cercare di alzare il livello delle squadre e inserire ragazzi con potenzialità tecniche e fisiche che, nel triennio delle Under, cercheremo di migliorare e sviluppare, con l’obiettivo di arrivare al meglio in Primavera.
Dall’Under 16 intraprendiamo anche un’attività di scouting internazionale, che inizia da un’analisi video dei nostri osservatori. A questa segue una seconda fase nella quale, in maniera mirata, andiamo a concentrarci su determinati ragazzi, visionandoli direttamente nei loro club o, dove possibile, invitandoli al nostro centro sportivo per osservarli da vicino. In questa fase iniziamo a valutare concretamente anche i numeri del calciatore, necessari per ridurre la percentuale di errore e capire quali profili potranno essere compatibili con il mondo Empoli”.
Come gestite il supporto psicologico e la formazione scolastica dei ragazzi per garantire uno sviluppo umano oltre che sportivo?
“Il nostro compito è quello di formare calciatori ma anche e soprattutto uomini. Abbiamo uno psicologo che segue i ragazzi, a partire da quelli che vivono nel convitto, ma il suo supporto si estende anche a quelli delle altre squadre. Insieme a lui abbiamo un tutor che segue la parte scolastica. C’è quindi un grande team che supporta i ragazzi anche in tutto quello che non riguarda il campo. Cerchiamo di aiutarli a crescere meglio e siamo convinti che la serenità di un ragazzo fuori dal campo poi si rifletta anche sul rettangolo verde e sulle sue prestazioni in campo”.
Qual è la chiave della sinergia tra il Settore Giovanile e l’allenatore della Prima Squadra per facilitare l’esordio dei giovani tra i professionisti?
“Sono arrivato sette anni fa e la sinergia di cui parliamo all’Empoli viene naturale. La vicinanza tra i campi di Monteboro e il campo Sussidiario, dove si allena la Prima Squadra, permette di avere una linea diretta, un flusso continuo e un confronto quotidiano tra tutte le parti. La proprietà e il direttore sportivo lavorano a stretto contatto con il Settore Giovanile, conoscono i ragazzi e seguono il lavoro delle squadre. Il percorso che viene pensato per tanti ragazzi del Settore Giovanile prevede come tappa finale l’approdo in Prima Squadra e ogni step viene valutato affinché questo avvenga nel modo migliore e soprattutto più naturale possibile”.
Egan, Biondini e Monaco possono essere considerati esempi di questa sinergia?
“Egan, Biondini e Monaco sono un esempio lampante. Sono gli ultimi prodotti, l’ultima testimonianza di questa grande sinergia. Tutti e tre hanno fatto il loro percorso nel Settore Giovanile, crescendo giorno dopo giorno al nostro Centro Sportivo di Monteboro. Sono gli ultimi di una lunga filiera, ma il nostro compito è far sì che nel tempo ci siano ancora tanti ragazzi che riescano a completare quel percorso che dicevamo prima”.
La Primavera della scorsa stagione ha conquistato la promozione. Quanto è stato importante, dal punto di vista mentale, ricompattare subito l’ambiente dopo la retrocessione della stagione 2024/25 per ripartire con la giusta determinazione? Quali sono stati gli elementi che vi hanno permesso di raggiungere questo risultato?
“Premetto che oggi la Primavera, non solo quella dell’Empoli, non sia solo una squadra del Settore Giovanile, ma quasi una seconda squadra, con tutte le dinamiche di classifica e di risultati che ciò comporta. Subito dopo la retrocessione nello spareggio di Bologna, c’era dentro di noi il desiderio di fare il possibile per riconquistare la Primavera 1. La società, anche in questa circostanza, ci ha permesso di investire sia qualitativamente sui calciatori sia in termini di conoscenza e competenza dello staff che ci ha messo a disposizione. Abbiamo fatto uno sforzo importante e siamo stati bravi e fortunati ad arrivare a centrare l’obiettivo, grazie a un grande gruppo, al mister e allo staff che hanno lavorato contemporaneamente sullo sviluppo dei singoli e sull’ottenimento di un grandissimo risultato”.
Quali obiettivi si pone l’Empoli Primavera per questa stagione 2026/27?
“Torniamo ad affrontare il campionato di Primavera 1, un campionato che per valori, format ed età dei ragazzi in campo ha poco di Settore Giovanile e si avvicina sempre più a un campionato di seconde squadre. È un campionato altamente competitivo, dove secondo me negli ultimi anni il livello si è alzato notevolmente, con tanti ragazzi che dopo la Primavera vanno direttamente in Serie B senza fare ulteriori step. Il nostro obiettivo di squadra è quello di raggiungere la salvezza e ce la metteremo tutta per dimostrare di poter stare in questo tipo di campionato. Poi rimane sempre l’obiettivo di creare calciatori all’interno del percorso della squadra che possano andare a far parte della rosa della Prima Squadra nei prossimi anni”.
Come avete costruito la nuova Primavera e come decidete se trattenere un ragazzo o mandarlo in prestito?
“Abbiamo cercato di trattenere una parte di calciatori nel gruppo Primavera che avessero tanti anni di Empoli alle spalle. Perché, come ho detto prima, per noi c’è un aspetto fondamentale, che è il senso di appartenenza. Volevamo mantenere dei giocatori che avessero la maglia azzurra addosso e che la sentissero propria. Noi avevamo la fortuna di avere un gruppo 2007-2008-2009 con calciatori forti e che, per di più, avevano questi valori morali, per l’Empoli e dell’Empoli. Accanto a questo gruppo abbiamo inserito ragazzi in cerca di un’opportunità, che abbiamo voluto e che, a loro volta, hanno scelto con convinzione l’Empoli”.
Quali sono gli obiettivi a medio-lungo termine per consolidare ulteriormente la reputazione dell’Empoli come uno dei migliori vivai d’Italia?
“Non smettere mai di andare avanti, continuare giorno dopo giorno a mettere qualcosa dentro, cercando costantemente di migliorare. Da questa stagione è con noi Sasha Remaschi, che ha arricchito il nostro gruppo di lavoro portando la sua esperienza e mettendo il suo bagaglio al servizio dell’Empoli con competenza, passione e entusiasmo. Come dicevo inizialmente nell’intervista, bisogna inserire un pezzettino alla volta nelle varie aree per migliorare, anche di poco, ogni anno. Penso, ad esempio, al ritorno di Caputo, che lavorerà con le formazioni del Settore Giovanile portando la sua esperienza e cercando di trasmettere ai ragazzi tutto quello che ha fatto vedere sul campo nella sua straordinaria carriera. Non possiamo permetterci di soffermarci su quello che abbiamo fatto e raggiunto negli anni, ma continuare a lavorare con passione e dedizione, giorno dopo giorno, per aiutare il Settore Giovanile dell’Empoli a crescere”.
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