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Braschi e le lacrime all’esordio: un talento “made in Firenze” alla conquista della Viola
Riccardo Braschi in lacrime all’esordio con la Fiorentina
Citiamo ancora una volta la massima di Gabriel Garcia Marquez, perché per certi versi calza a pennello per la storia di Riccardo Braschi. “Non piangere perché è finita, sorridi perché è successo”. Stavolta ci riferiamo all’esordio assoluto del classe 2006 con la Fiorentina. Un debutto nella notte di Conference League bagnato da lacrime che racchiudono tante emozioni, condensate in qualche secondo in cui il talento della “viola” si è lasciato andare. Qualcosa che, per forza di cose, doveva finire, ma che invece apre tante prospettive future.
Braschi, una sola parola: “finalmente!”
Le lacrime come qualcosa di liberatorio: il pianto accennato, ma non ostentato, da Riccardo Braschi, è quello di un ragazzo che ha inserito un altro tassello nel suo personale mosaico. Ed ecco perché quelle emozioni, tanto forti quanto improvvise, non sono segno di chiusura, ma di apertura verso ciò che gli riserverà il futuro. Le porte della prima squadra si sono finalmente aperte anche per lui, con l’esordio tra i professionisti inseguito con tanta veemenza, a coronare una stagione dominante in Primavera. 19 anni, 190 centimetri di eleganza e killer instinct, e un indole da centravanti che sa convivere col suo talento e plasmarlo a suo piacimento, trovando tante soluzioni diverse nel proprio bagaglio tecnico.
Profilo molto interessante del vivaio della Fiorentina, nelle sue vene scorre sangue viola: Braschi fa parte di quella grande tradizione di giovani “made in Firenze” che nel legame viscerale con i propri colori vedono l’opportunità di crescere e diventare importanti. E considerando il percorso fin qui, l’attaccamento alla “viola” non sembra essere un dettaglio marginale. In primis, perché prende in prestito l’esultanza da un’icona del passato dei toscani, non sentendone minimamente il peso: come Gabriel Omar Batistuta, una volta messa nel mirino la porta, aziona la mitragliatrice e la impallina senza pietà.
Quest’anno sono 15 le reti in 24 presenze di campionato, numeri che lo piazzano nel “gota” dei marcatori del Primavera 1, ad un solo timbro dal duo Mikolajewski-Esteban che guida la classifica cannonieri.
Regalità e senso del gol: nel suo repertorio c’è tutto
Di destro, di mancino, con affondi personali o coronando azioni corali, nelle quali è sempre lui l’accentratore. Insomma, nell’arsenale offensivo del bomber toscano c’è tutto, o quasi. Manca infatti soltanto il gol di testa, visto che perfino dal dischetto è abbastanza affidabile avendo recapitato 5 sentenze dagli undici metri su 6 tentativi stagionali. Firme d’autore, come quella contro la Cremonese, oppure tocchi tremendamente concreti, che certificano in ogni caso un modo di vivere l’area di rigore quasi vintage. Un ponte di collegamento tra vecchio e nuovo modo di interpretare le funzioni del numero 9, anche se il compito principale (quello di guardare la porta) lo esegue senza esitazioni.
Come già accennato, siamo a 15 centri per ora: un bottino che pesa nell’economia della stagione della Fiorentina Primavera. Contando anche gli assist (3), siamo a 34 punti sui 49 totali indirizzati dalle giocate risolutive del classe 2006. Tradotto in percentuali, ci aggiriamo intorno al 75% dell’incidenza sulla classifica dei ragazzi di Galloppa. Insomma, c’è una versione della squadra quando lui è in campo, e c’è una versione depotenziata della Fiorentina quando lui non c’è (avvenimento che si è verificato soltanto cinque volte in stagione). E non a caso, nelle 5 gare disputate senza Braschi a guidare l’attacco, i toscani hanno raccolto solo 5 dei 15 punti disponibili.
L’eliocentrismo spiegato in termini calcistici. Il talento fiorentino infatti sembra essere il sole attorno al quale ruotano le ambizioni, i sogni e gran parte delle chance di vittoria finale della “viola”. E l’esordio assoluto con la prima squadra è il coronamento di un percorso, fatto anche di attese, ma sempre in punta di piedi e con la disponibilità e la propensione al sacrificio che non dovrebbero appartenere ad un diciannovenne. Almeno, non in queste quantità.
Luca Ottaviano
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