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Dilan Zarate, un 2026 da leader assoluto: un mini-Guarìn alla corte di Chivu?
Dilan Zarate, il 2026 non poteva cominciare meglio
Permetteteci di dirlo: tra gennaio e febbraio, Dilan Zarate ha vissuto…”Un mese da Dio”. Qui non siamo più alla singola fiammata di talento, che potrebbe rappresentare un unicum: il classe 2007 ha preso in mano l’Inter nel 2026, ereditando volentieri il ruolo di leader tecnico e carismatico. Tra prestazioni mostruosamente consistenti, e qualche paragone curioso, cerchiamo di delineare i tratti di una stagione che si prospetta spartiacque per il 18enne.
Perché il paragone con Guarìn può avere diritto di cittadinanza
Non preoccupatevi: la questione della nazionalità in comune è soltanto la punta dell’iceberg. Entrambi colombiani, ma Zarate ha deciso di indossare la maglia della Spagna, con cui ha partecipato di recente ad un torneo in Giappone condividendo (tra gli altri) l’esperienza con un certo Dro Fernandez, oggetto di una spietata contesa tra Psg e Barcellona.
Sangre caliente, i piedi altrettanto, ma il cervello sa alternare momenti più vulcanici a fasi più ragionate, riconoscendo gli spazi da aggredire e con quali tempi. È quest’ultima la chiave di lettura perfetta per decifrare al meglio il suo modo di vivere il rettangolo verde: c’è tanto dinamismo, ma anche molta lettura del film della partita, per essere in grado di anticipare gli avversari nelle intenzioni e nelle scelte finali. In più, il 2026 ci ha restituito un Dilan Zarate più consapevole anche dei propri mezzi balistici: il range di tiro era forse il tratto distintivo di Guarìn, con una potenza che lo rendeva un fattore anche da lontanissimo; ebbene, il 2007 potrebbe aver concretizzato anche questo passaggio di consegne. Soltanto nell’ultimo mese, siamo a 3 gol tra Primavera 1 e Youth League.
In particolare, nel derby e nel playoff di Colonia abbiamo scoperto un animo clutch insospettabile: in entrambe le occasioni infatti, all’ultimo pallone utile spegne i fari e si inserisce in area, riceve l’offerta dei compagni e fredda il portiere avversario, sempre scegliendo il piattone e stringendo sul primo palo. E ci sarebbe un altro dettaglio non da poco: in Youth League, decide la partita davanti a 50 mila spettatori. Due indizi non fanno una prova? Forse no, ma cominciano a delineare i tratti di un killer silenzioso, di un giocatore che sa uccidere la partita anche entrando dalla porta sul retro e non necessariamente toccando un’infinità di palloni.
Siamo alla stagione della consacrazione?
I “cafeteros” già rimpiangono la scelta di non aver puntato forte su di lui: la Colombia (nazionale di cui Guarìn è stato anche capitano) è in fase di ricostruzione e sta ricreando un gruppo solido, capace di grandi cose in Copa America (un terzo e un secondo posto nelle ultime due edizioni). Un profilo giovane, di talento e prospettive come Zarate avrebbe aiutato questo processo di crescita e risalita, ma il pressing della Spagna è stato decisivo.
A fine 2025, Dilan ha partecipato ad un torneo in Giappone con l’U19 della “roja”, squadra con cui ha all’attivo anche 1 partita ufficiale, ironia della sorte contro l’Italia il 14 gennaio 2026. E questa è la prima caratteristica che lo distinguerà da “Guaro”, centrocampista che ha scolpito nella tifoseria dell’Inter un ottimo ricordo, condito da quei 22 gol e 38 assist che hanno contribuito a rendere meno amaro un periodo non certo florido nei risultati.
Per la mezz’ala dunque, il 2026 si è aperto nel migliore dei modi e ha alimentato una stagione che finora può contare su un bilancio da 28 presenze, 6 centri e 2 passaggi vincenti. La centralità negli schemi della Primavera di Carboni si nota ogni settimana di più, e questa leadership uscita fuori nelle ultime settimane sta dando nuova linfa ad una squadra che sembrava in riserva alla metà di gennaio. Insomma, la strada verso un finale in crescendo è stata tracciata, adesso per lui manca soltanto l’ultimo sprint. E continuando sulla stessa lunghezza d’onda della partenza di questo nuovo anno, Zarate potrebbe anche alimentare il sogno di una convocazione in prima squadra. Mai dire mai, soprattutto con un Chivu così attento allo sviluppo dei giovani…
Luca Ottaviano
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