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Pessina, il volo da Bologna all’Italia per esplorare il cielo azzurro di Coverciano
Massimo Pessina, giovane portiere del Bologna: dal debutto in Serie A alla convocazione in Nazionale, il percorso del talento classe 2007.
Dalle lacrime al Dall’Ara a Coverciano: la crescita di Massimo Pessina
Ci sono serate in cui un giovane calciatore capisce che qualcosa, nel suo percorso, è cambiato per sempre. Per Massimo Pessina quella sera è arrivata al Dall’Ara, davanti al Napoli, quando aveva appena 17 anni e 319 giorni. La partita era finita senza gol subiti, ma a raccontare davvero quel momento non era stata soltanto una parata o un intervento decisivo. Erano state le lacrime, arrivate dopo il triplice fischio, quando l’adrenalina aveva lasciato spazio alla consapevolezza.
È forse questa l’immagine più autentica del portiere del Bologna: un ragazzo capace di emozionarsi profondamente senza perdere il controllo quando il pallone comincia a rotolare. Le parole di Cesare Cremonini sulle “ali sotto ai piedi” sembrano quasi cucite addosso alla sua storia. Perché Pessina, oggi, sta imparando a volare davvero. E il prossimo cielo da esplorare è quello della Nazionale.
Dal vivaio alla prima squadra
Nato il 25 dicembre 2007 ad Alzano Lombardo, Pessina ha costruito il proprio percorso lontano dai riflettori, passando dall’Oratorio Fiorine e dall’AlbinoLeffe prima di approdare al Bologna nel 2022. Un cammino fatto di crescita graduale, allenamenti e attese, fino al momento in cui Vincenzo Italiano ha deciso di concedergli spazio tra i grandi.
Per un portiere, il passaggio dal settore giovanile alla Serie A è particolarmente delicato. Non basta avere buoni riflessi: servono personalità, capacità di lettura, gestione della pressione e soprattutto la freddezza necessaria per trasformare una responsabilità enorme in normalità. Pessina ha cominciato a dimostrare di possedere queste qualità proprio quando il livello delle difficoltà si è alzato.
Napoli, il debutto che ha cambiato tutto
Il 9 novembre 2025 il Napoli si presenta al Dall’Ara e Pessina si ritrova improvvisamente al centro della scena. L’età potrebbe suggerire prudenza, il contesto invece non concede tempo per ambientarsi. Eppure il giovane portiere affronta la partita con una naturalezza sorprendente.
Il Bologna conquista il risultato e mantiene la porta inviolata. Pessina non ha bisogno di trasformare ogni intervento in un gesto spettacolare: è la pulizia delle sue scelte a lasciare il segno. Posizionamento, attenzione, gestione dei momenti complicati. Più che impressionare, convince. Ed è proprio questo il dettaglio che rende interessante il suo percorso. Nel ruolo del portiere, il talento non coincide necessariamente con la parata più difficile. A volte si riconosce nella capacità di rendere semplice ciò che semplice non è. Pessina, quella sera, ha dato questa sensazione.
La conferma arriva con la continuità
Un debutto positivo può essere un episodio. La continuità, invece, racconta molto di più. In primavera Pessina ha avuto altre occasioni per misurarsi con la Serie A e ha risposto presente. Ad aprile, contro il Lecce, il Bologna ha ottenuto una vittoria per 2-0 con lui tra i pali. A maggio è arrivato un altro clean sheet, questa volta nello 0-0 contro il Cagliari. Due partite differenti, due contesti differenti, ma la stessa impressione: Pessina non sembrava più un ragazzo chiamato occasionalmente a sostituire qualcuno. Sembrava un portiere inserito pienamente nella squadra.
Anche la qualità con i piedi, sempre più importante nel calcio moderno, rappresenta una delle caratteristiche sulle quali il suo percorso può continuare a svilupparsi. Perché il portiere contemporaneo non è soltanto l’ultimo uomo della difesa: spesso è il primo costruttore dell’azione.
Il Maradona interrompe la serie, non il percorso
Poi è arrivato nuovamente il Napoli, questa volta al Maradona, nella quarta giornata della Serie A 2026-27. Una gara diversa, conclusa con la vittoria degli azzurri per 1-0 grazie alla rete di Lobotka al 66’. Per Pessina è arrivata la prima sconfitta da titolare e si è interrotta anche la sua imbattibilità. Ma leggere questo episodio soltanto attraverso il risultato sarebbe riduttivo. Prima della trasferta di Napoli, il giovane rossoblù aveva raccolto tre vittorie, un pareggio e tre clean sheet nelle sue prime quattro presenze stagionali.
Numeri che spiegano perché il tecnico Tedesco e il suo staff abbiano continuato a dargli fiducia. Il gol subito al Maradona non cancella quanto costruito nelle settimane precedenti e, soprattutto, non modifica la traiettoria di crescita di un ragazzo che sta affrontando il salto nel calcio professionistico con una maturità fuori dal comune.
La chiamata di Mancini
E proprio mentre il suo nome comincia a circolare con maggiore insistenza, arriva un altro passaggio significativo: la convocazione con l’Italia di Roberto Mancini per allenarsi a Coverciano insieme a portieri affermati come Gianluigi Donnarumma, Marco Carnesecchi e Guglielmo Vicario.
Non è ancora il traguardo, ma è una porta che si apre. Per Pessina significa entrare in un ambiente nel quale può osservare da vicino professionisti di altissimo livello, assorbire dettagli, abitudini e metodologie. Una palestra preziosa per chi è ancora all’inizio della propria carriera.
Il prossimo passo senza bruciare le tappe
Adesso davanti a Pessina c’è un’estate importante. Da una parte l’Europeo Under 19 in Galles con l’Italia di Alberto Bollini, dall’altra il futuro con il Bologna e le decisioni legate al suo percorso di crescita. Il punto, per un portiere così giovane, sarà trovare il giusto equilibrio tra ambizione e pazienza. Il talento può aprire una porta, ma è il tempo trascorso dentro quella porta a costruire una carriera.
Pessina ha già cominciato a volare. Prima con le mani, tra i pali del Dall’Ara e del Maradona. Poi con le emozioni, quelle lacrime che raccontano quanto contasse quel debutto. Ora con una convocazione che lo porta a Coverciano. Le ali, insomma, ci sono. Adesso bisogna soltanto imparare a usarle.
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