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Mancini-Italia, l’analisi di un ritorno annunciato

Si apre la nuova stagione della Nazionale, che è chiamata ad archiviare la delusione per il terzo mondiale consecutivo fallito lo scorso marzo, nella notte di Zenica. L’elezione di Giovanni Malagò come nuovo Presidente della Figc, apre il “nuovo corso” del calcio italiano, con Roberto Mancini come nome designato per riprendere in mano le redini di un’Italia da ricostruire. Innovatore, coraggioso e anche divisivo, il C.T. riprenderebbe da dove aveva lasciato, precisamente nell’estate 2023, quando era uscito dalla porta sul retro per andare in Arabia. Il picco massimo è ovviamente rappresentato dall’Europeo vinto nel 2021, ma è stato il percorso a dare spessore ai concetti espressi dal tecnico.

Dalla media punti più alta dai tempi di Lippi (2,17 a partita), alla striscia di imbattibilità più lunga nella storia (prima che il Bayer Leverkusen stracciasse ogni record). Infine, la fiducia nel talento: da Tonali e Zaniolo, che hanno esordito in Nazionale senza avere alle spalle una singola partita in Serie A, fino a Simone Pafundi, convocato con la Nazionale Maggiore a 16 anni e simbolo di quella ricerca fondata sulla fiducia nei giovani. In sostanza, una scelta che potrebbe continuare il discorso cominciato da Baldini, che non ha rinunciato alle sue idee e che con le convocazioni più giovani nella storia della Nazionale, ha dato un segnale inequivocabile.

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