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Kayode, il vizio del gol e un sorriso azzurro: dalla Serie D alla notte di Bursa
Michael Kayode segna all’esordio con l’Italia: dal gol al Portogallo nella finale dell’Europeo U19 fino alla Nazionale maggiore.
Kayode, il vizio del gol e quel sorriso azzurro
Ci sono giocatori che, quando vedono la porta, sembrano avere un appuntamento fissato da tempo. Michael Kayode è uno di questi. E poco importa che sulla carta d’identità ci sia scritto “difensore”: quando c’è da attaccare, lui non si tira indietro. Lo aveva già fatto tre anni fa, in una sera che difficilmente potrà dimenticare. Finale dell’Europeo Under 19, Italia contro Portogallo. Un pallone arriva dalla sinistra, Kayode si fa trovare sul secondo palo e di testa fa 1-0. È il gol che consegna agli Azzurrini il titolo europeo e che, forse, racconta già qualcosa di quel ragazzo che non ha mai avuto troppa voglia di restare nella sua metà campo. Da quella notte è cambiato praticamente tutto. Ma non quel vizio lì.
Dalla Serie D alla Premier League
A Bursa, contro la Turchia, Kayode ha ritrovato la stessa sensazione. Questa volta, però, non c’era una finale europea, non c’era una coppa da alzare e soprattutto non c’era più l’Under 19. C’era la Nazionale maggiore, quella maglia azzurra che da bambino puoi soltanto immaginare e che, quando finalmente riesci ad indossare, rischia di pesare più di qualsiasi altra. Kayode, invece, l’ha portata addosso con una naturalezza quasi disarmante. Esordio dal primo minuto, corsa sulla fascia, personalità e poi… il gol. Pio Esposito lo serve, lui controlla e lascia partire il destro: rete. Una di quelle immagini che sembrano già appartenere ad un album di ricordi, nonostante siano appena successe. E se segnare all’esordio con l’Italia sarebbe sufficiente per rendere speciale una serata, Kayode ha deciso di aggiungerci anche lo zampino in occasione della rete di Frattesi.
Ma dietro quel gol non c’è una strada tutta in discesa. Anzi. Per arrivare a Bursa, Kayode è passato da un percorso che racconta molto più di lui di quanto possano fare novanta minuti. Cresciuto nel settore giovanile della Juventus, a sedici anni si è ritrovato a giocare in Serie D con il Gozzano. Dalla formazione di uno dei settori giovanili più importanti d’Italia al calcio dei grandi, quello fatto di campi complicati, avversari esperti e partite in cui nessuno ti regala niente. Un passaggio che sarebbe potuto sembrare un passo indietro e che invece si è trasformato in uno dei gradini più importanti della sua crescita. “Quell’esperienza mi ha dato la forza per arrivare a questi livelli”, ha raccontato.
Poi è arrivata la Fiorentina. La Primavera, l’esordio in Serie A, le notti europee, la definitiva esplosione. E ancora un’altra porta da attraversare: quella della Premier League. Il Brentford, l’Inghilterra, un calcio diverso, ancora più veloce e fisico. Ogni volta un livello in più, ogni volta qualcosa da imparare. A guardarla tutta insieme, la sua carriera sembra quasi una corsa fatta a tappe forzate: Serie D, Fiorentina, Serie A, Premier League, Nazionale. Ma forse è proprio il contrario. Perchè Kayode non sembra mai aver avuto fretta di arrivare da qualche parte. Ha semplicemente continuato a correre.
Il sorriso di chi non ha paura
E poi c’è quel sorriso. Quello comparso sul suo volto dopo il gol alla Turchia, quasi più grande della gioia stessa per la rete. Un sorriso spontaneo, quasi da ragazzino. Quello di chi sa di aver appena vissuto qualcosa di enorme, ma non sembra ancora volerlo rendere più grande del necessario. In un calcio in cui spesso tutto viene raccontato con il peso della pressione, delle aspettative, dei paragoni e delle responsabilità, Michael porta con sé qualcosa di più leggero. Non la superficialità, ma la voglia di divertirsi. Quella di chi entra in campo e, prima ancora di pensare a tutto ciò che può andare storto, pensa a ciò che può fare.
E forse, per una Nazionale che sta cercando nuovi volti e nuove energie, anche questo può diventare importante. Non sarà un sorriso a risolvere i problemi dell’Italia, così come un gol non può raccontare da solo il valore di un giocatore. Ma quel sorriso dice qualcosa. Dice che Kayode non sembra spaventato dal palcoscenico. Dice che dopo essere partito dalla Serie D, essere passato dalla Fiorentina ed essere arrivato in Premier League, il ragazzo ha ancora la voglia di giocare con la leggerezza di chi, in fondo, ha iniziato tutto semplicemente inseguendo un pallone.
Una storia che ricomincia da qui
E allora viene quasi naturale tornare a quella finale contro il Portogallo. Tre anni fa un ragazzino segnava di testa e regalava all’Italia un Europeo U19. Oggi quello stesso ragazzo è diventato un uomo, gioca in Premier League e ha appena segnato all’esordio con la Nazionale maggiore. È cambiato il palcoscenico, sono cambiate le responsabilità, sono cambiate le maglie. Ma non è cambiata una cosa: quando c’è una porta davanti, Kayode sembra sapere sempre dove farsi trovare.
Forse è questo il suo vizio più bello. E mentre il sorriso resta lì, stampato sul volto dopo la prima notte azzurra, viene da pensare che la sua storia con la Nazionale sia appena cominciata. Il resto può aspettare. Perchè davanti a lui c’è ancora una fascia da correre, qualche difensore da saltare e, soprattutto, qualche altra porta da provare ad aprire. O magari, conoscendolo, da buttare giù a colpi di gol.
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