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Italia U17, la Finale degli Europei non è un caso: dal 2024 ad oggi, la crescita è evidente
Italia U17, altra finale agli Europei: è la seconda in tre anni
In ambito giudiziario, si direbbe che tre indizi costituiscono una prova. E nel caso dell’Italia U17, ci sono molti elementi a supporto della tesi: il talento c’è e gli Azzurrini lo tirano fuori anche quando conta. Dal 2024 al 2026, il tricolore ha invaso gli Europei di categoria, rendendoli una questione aperta anche all’Italia, con una continuità che avevamo avuto in precedenza solo tra il 2018 e il 2019. Un cambio di passo evidente, che forse non viene celebrato come merita, e che ai piani superiori non ottiene la giusta riconoscenza…
Dal 2024 ad oggi: l’Italia U17 batte le più forti d’Europa
Cominciamo l’analisi introducendo il concetto di bias, che in psicologia indica una serie di scorciatoie mentali che influenzano il nostro giudizio, quasi distorcendo le valutazioni e rendendole imprecise. Ebbene, all’interno del nostro calcio c’è un’evidente distorsione tra ciò che dimostrano le Nazionali Giovanili sul campo e le opportunità che vengono date in un secondo momento a chi quelle imprese le compie.
Facciamo qualche esempio pratico: dell’Italia U17 vincitrice dell’Europeo di categoria nel 2024, soltanto in quattro hanno assaporato la Serie A o più in generale il calcio dei grandi. Parliamo di: Mattia Liberali, leader tecnico di quella nazionale, reduce da un’annata stupenda al Catanzaro in Serie B; Francesco Camarda, wonderkid del Milan reduce dall’annata in chiaroscuro al Lecce; Mattia Mosconi, che ha esordito con l’Inter qualche settimana fa; infine, Massimo Pessina, portiere che ha difeso i pali del Bologna in 4 gare durante la stagione 25/26.
Medie ancora più inquietanti per la “classe 2025”, quella che ha centrato la semifinale dell’Europeo e il terzo posto al Mondiale. Di quel gruppo, soltanto Samuele Inacio e Antonio Arena hanno assaggiato il calcio dei grandi con consistenza: uno è diventato il fan favourite del “muro giallo” a Dortmund, l’altro ha segnato il primo gol tra i professionisti a 16 anni, all’esordio assoluto in Coppa Italia con la Roma. Anche Thomas Campaniello ha esordito con l’Empoli, ma giocando soltanto 10 minuti in Coppa Italia contro il Genoa.
Insomma, nonostante i segnali lanciati dai nostri ragazzi, i riflettori del professionismo vengono puntati verso altre direzioni. Nel 2026, ecco un altro tentativo di riportare al centro dell’equazione il talento: l’Italia U17 è di nuovo in finale all’Europeo di categoria, ha battuto la Spagna in semifinale ai rigori e ha vendicato l’uscita ai penalty della scorsa campagna.
L’Italia chiamò: ma qualcuno deve rispondere
Quando un risultato si ripete a cadenza regolare non è più un’impresa, un caso isolato, ma assume le conformazioni di una consuetudine. Che l’Italia U17 sia ormai ai vertici a livello internazionale, lo dimostrano i risultati recenti. Seconda finale europea in tre anni e terzo piazzamento in top 3 nella stessa finestra temporale, considerando il terzo posto al Mondiale. Tutto questo, battendo l’élite del calcio: nel 2024, dominato il Portogallo in finale, con un secco 3-0; nel 2025, regolate Inghilterra e Belgio ai gironi di Euro U17 e battuto il Brasile nella finale terzo/quarto posto della rassegna mondiale.
Infine, nella campagna europea del 2026, regolata la Francia ai gironi e la Spagna in semifinale. Delle vittorie non proprio banali, sia per la caratura dell’avversaria che per la narrazione di una Nazionale che non è forte soltanto con le più deboli, ma che sa competere perfino con le più grandi d’Europa e del Mondo. Adesso, servirebbe accelerare nell’inserimento di questi ragazzi ai piani alti, dove la fiducia e la visione sono ancora qualcosa di raro…
Luca Ottaviano
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