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Inter, Lavelli si racconta: “San Siro è l’emozione più bella che un ragazzo di 19 anni possa provare”

Il giovane attaccante dell’Inter U23 Matteo Lavelli si racconta a Players Zone. Dall’esordio a San Siro con Chivu alle difficoltà fisiche della Serie C.

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Matteo Lavelli Inter

Il giovane attaccante “Pocho” ripercorre la sua prima stagione tra i professionisti ai microfoni di Players Zone

La prima, storica stagione dell’Inter U23 mette in luce diversi gioielli del vivaio nerazzurro. Tra i profili più interessanti spicca sicuramente il giovane attaccante Matteo Lavelli. Il classe 2006, nato in Brianza e ribattezzato da tutti il “Pocho”, è entrato stabilmente nella rosa di mister Stefano Vecchi per compiere il grande salto nel calcio professionistico. Lavelli ha vissuto la gioia immensa del debutto in prima squadra, nonostante un’annata non esaltante sotto il profilo dei gol, caratterizzata da una sola rete in Coppa Italia Serie C contro il Renate in 32 presenze. Il diciannovenne ha ripercorso le tappe di questa intensa stagione in un’intervista per il format ufficiale Players Zone.

Il legame con il calcio ha radici profonde e familiari per il giovane attaccante nerazzurro: “Chi mi ha ispirato? Sicuramente mio papà e mio nonno. Quest’ultimo purtroppo non c’è più ma è stata la figura più importante insieme a mio papà. Sin dall’inizio mi hanno sempre consigliato”.

Prima del definitivo approdo all’Inter nel 2017, il ragazzo ha vissuto alcune tappe formative nelle squadre locali, tra cui proprio il Renate. Lavelli definisce queste esperienze fondamentali per la sua crescita. Il passaggio in nerazzurro ha regalato subito una forte emozione: “Ci ho giocato spesso contro nei tornei e l’ho sempre vista come una squadra imbattibile”.

Il gol scudetto con mister Zanchetta e l’esordio alla Scala del Calcio

Un posto speciale all’interno del settore giovanile lo occupa sicuramente mister Zanchetta, con cui ha vinto il campionato Primavera grazie a una sua rete decisiva: “Questo successo mi lega alla mia infanzia. Il mister mi ha dato tanti consigli in quella che non è stata tra le mie annate migliori: mi ha dato tante attenzioni e mi ha preso in disparte nei momenti bui. Il tutto è stato ripagato nel finale”.

Sull’esultanza sfrenata dopo quel gol scudetto, il giocatore ammette che il tutto è stato un po’ casuale. Il calciatore ha rivisto i video e ha compreso solo col tempo l’importanza di quella partita.

Il momento più alto dell’anno resta però l’esordio alla Scala del Calcio il 6 gennaio contro il Bologna, sotto la guida di Cristian Chivu: “Sicuramente è stato un campione ed è una bellissima persona che sa come lavorare coi giovani. Quando sono entrato in campo mi ha detto di stare calmo e mi ha avvertito riguardo al fatto che gli avversari sarebbero arrivati un po’ più forti rispetto alla Serie C. Mi ha anche detto che mi avrebbe aspettato in panchina in caso di gol, ma questo non è arrivato”.

L’emozione del debutto a San Siro è ancora vivida nella mente di Matteo Lavelli: “Non te ne rendi conto nel mentre perché pensi solo al campo. Penso che sia l’emozione più bella che un ragazzo interista di 19 anni possa provare. Avevo i piedi congelati e comunque c’erano ansia e adrenalina”.

L’impatto con il campionato di Serie C e i retroscena sullo spogliatoio

Adesso il presente si chiama Serie C, un campionato ostico e formativo: “L’ho affrontata abbastanza bene. C’è una differenza abissale con la Primavera e uno dei motivi principali è la differenza fisica, perché magari affronti gente di 30 anni che è fisicamente più forte di te che sei un ragazzino, ma sotto questo profilo sto migliorando. C’è anche molta furbizia su alcuni elementi”.

Infine, Matteo Lavelli regala qualche pillola sulla sua vita privata e sullo spogliatoio. Se dovesse scegliere un compagno per le vacanze ci andrebbe con tutti, mentre indica Richie Agbonifo come il compagno più stiloso. Tra le sue passioni ci sono il reggaeton, la pasta al pesto e gli allenamenti con le nuvole. Oltre al calcio si diverte con il padel e il tennis, ma il suo idolo assoluto resta Cristiano Ronaldo per la personalità. Il cerchio si chiude con una definizione secca di cosa rappresenti l’Inter per lui: semplicemente “Amore”.

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