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Fiorentina, Paratici senza filtri: “Siamo superficiali, l’Italia deve svegliarsi”

Il durissimo j’accuse di Fabio Paratici (Fiorentina) sul sistema calcio: metodologia, talento cognitivo e il fallimento del modello italiano.

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Fabio Paratici

Fiorentina, Paratici senza filtri: “Siamo superficiali, l’Italia deve svegliarsi”

In occasione del panel “I giovani nel sistema calcio italiano”, svoltosi all’Arena Civica di Milano in concomitanza con la finale di Coppa Italia Primavera, il direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici ha espresso una dura autocritica nei confronti del movimento nazionale. Il dirigente viola non ha usato giri di parole per descrivere lo stato di salute del nostro sistema, dichiarandosi innanzitutto deluso dal proprio operato e da quello collettivo.

“Sono molto arrabbiato con me stesso per il periodo che stiamo passando, dovremmo essere tutti arrabbiati e riflettere. Non stiamo facendo abbastanza”, ha esordito Paratici.

Il confronto con l’estero e la “NBA del calcio”

L’analisi del dirigente si è subito spostata sul divario che separa l’Italia dai vertici del calcio mondiale, citando la Premier League come un modello ormai distante. Secondo Paratici, non è una questione di semplici riforme, ma di una rivoluzione culturale che deve partire dalle basi metodologiche.

“Guardo per esempio alla Premier League, la NBA del calcio: abbiamo pochi giocatori presenti, il Portogallo per esempio ne ha molti di più”, ha osservato amaramente. “È un senso di responsabilità che dovremmo avere noi, non solo come singoli, ma anche come sistema. Non parlo di riforme dei campionati, ma di metodologia di allenamenti e sviluppo di infrastrutture o formazione di persone. Dobbiamo essere migliori“.

Seconde squadre e il concetto di “post-formazione”

Uno dei temi caldi è stato quello delle formazioni Under 23. Paratici ha avvertito che queste non devono essere considerate una soluzione miracolosa, ma l’ultimo anello di una catena formativa complessa. Il dirigente ha parlato apertamente di “post-formazione”, paragonando il percorso di un giovane a un vero praticantato professionale.

Tra Primavera e prima squadra il distacco è ampio“, ha spiegato, aggiungendo che le seconde squadre rischiano di essere solo uno “specchietto per le allodole” se non vengono integrate in un discorso più ampio che parta addirittura dai Primi Calci e arrivi a toccare le infrastrutture e la selezione.

L’intelligenza e il talento: oltre il numero 10

Nella parte più tecnica del suo intervento, Paratici ha lamentato una certa superficialità nelle valutazioni dei profili giovanili, spesso troppo concentrate sulla prestanza fisica. Il DS ha introdotto l’importanza del fattore cognitivo, un elemento che ritiene fondamentale ma spesso ignorato in Italia.

“Valutiamo sempre l’aspetto tecnico e fisico, non sento mai parlare di aspetto cognitivo: quel giocatore è intelligente o un po’ meno? Ha personalità, vuole arrivare? Sono fattori che valgono tanto quanto quelli prima”, ha sottolineato con forza. “Parliamo di talento e parliamo solo del numero 10 che ci manca: non è vero, il talento è anche quello del difensore. Siamo molto superficiali, e questo poi ci porta a non essere profondi nelle analisi”.

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