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Pagnucco si racconta: “La chiamata della Juve, la Next Gen e il sogno esordio”

Filippo Pagnucco si racconta: l’ascesa nel vivaio Juventus, la fascia da capitano, la Serie C con la Next Gen e il sogno dell’esordio in A.

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Filippo Pagnucco

Una trafila in bianconero: Filippo Pagnucco si racconta

Dalla provincia friulana ai riflettori di Torino, il percorso di Filippo Pagnucco è il manifesto di chi insegue un sogno senza voltarsi indietro. Arrivato alla Juventus a 14 anni dal Pordenone, il laterale classe 2006 ha scalato ogni tappa del settore giovanile fino a diventare un pilastro della Next Gen di Brambilla in Serie C.

“Qua tira un’aria diversa e la respiri fin da subito”, racconta Pagnucco a Lacasadic.com. “Dal momento in cui metti piedi alla Juventus capisci che è un ambiente speciale, senti una competitività nuova. In ogni angolo riesci a percepire la storia del club e l’animo vincente”.

Dalla Primavera alla Next Gen

Dopo aver indossato la fascia di capitano della Primavera, il salto tra i professionisti è stato un banco di prova stimolante: “L’ho sentito parecchio. Mi sono trovato in un calcio completamente diverso, dove la competizione tecnica non conta più così tanto ma è sostituita da quella fisica”. Con 19 presenze e 2 assist, Filippo è ora uno degli uomini chiave per la corsa playoff dei bianconeri.

Il legame con i colori della prima squadra è già solido, grazie alle numerose chiamate di Thiago Motta, ai tempi tecnico bianconero, per allenamenti e panchine: “La prima chiamata non la dimenticherò mai. Mister Thiago Motta mi voleva portare con loro per la partita di Lecce. Non ho dormito una settimana”.

Il sogno dell’esordio

Tra i grandi, Pagnucco osserva i leader per crescere: “L’anno scorso ho cercato di imparare il più possibile da Danilo. A livello di gioco sicuramente Cambiaso: abbiamo caratteristiche simili. Oggi, se devo sceglierne uno, penso a Locatelli per la leadership”.

Il sogno resta l’esordio ufficiale, ma con la serietà che lo contraddistingue, Filippo guarda al presente: “In tanti lo vedono come un sacrificio. Ecco, per me non lo è mai stato. Lasciare tutto significava soltanto poter inseguire il mio sogno. Se il momento arriverà, ben venga”.

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