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L’attacco di Caressa: “Uno che non rassegna le dimissioni un minuto dopo è fuori dal mondo”
Il durissimo sfogo di Fabio Caressa dopo Italia-Bosnia: attacco a Gravina, il pasticcio VAR e la richiesta di dimissioni in FIGC.
“Uno che non si dimette un minuto dopo è fantascienza”: lo sfogo di Caressa
Il fallimento della Nazionale italiana, rimasta fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva, ha scatenato un’ondata di indignazione senza precedenti nel panorama sportivo italiano. Tra le voci più critiche e accorate spicca quella di Fabio Caressa, che dai microfoni televisivi ha dato vita a uno sfogo durissimo, mettendo nel mirino non solo l’ultima, disastrosa prestazione sul campo, ma l’intero sistema calcistico che dal 2018 a oggi sembra rimasto immobile davanti ai propri tracolli.
Il fallimento del sistema: dal 2018 a oggi nulla è cambiato
Fabio Caressa ha iniziato il suo commento con un’analisi spietata della realtà attuale, sottolineando come l’assenza dell’Italia dalla massima competizione planetaria sia ormai diventata una tragica abitudine. “Conta che non siamo al Mondiale per la terza volta. Se andiamo avanti con l’idea di non cambiare delle cose, quello che dicevamo nel 2018 si è ripetuto e le persone che hanno subito tracolli sono rimaste al loro posto”, ha esordito il giornalista. Secondo Caressa, il problema non risiede solo nei novanta minuti di gioco, ma in una gestione del potere e dei cambiamenti che è rimasta ostaggio delle stesse figure per quasi un decennio. “Poi possiamo dire che l’Italia non è inferiore alla Bosnia, che l’ambiente è negativo”, ha aggiunto, evidenziando come le scuse di circostanza non possano più coprire un vuoto tecnico e progettuale ormai innegabile.
La cronaca amara: il gol della Bosnia e il pasticcio del VAR
Entrando nel merito dell’ultima sfida decisiva, Caressa ha analizzato l’episodio chiave che ha condannato gli Azzurri, un mix di sfortuna e mancata applicazione del regolamento. “Certo, c’è un po’ di sfortuna sul gol subito: se Donnarumma non avesse fatto quella parata, il gol sarebbe stato annullato, perché Dzeko la tocca con la mano. Se fosse stato dentro, doveva intervenire il VAR, dire che era dentro e anche che era da annullare, per il tocco di mano immediata”, ha spiegato con precisione. Un paradosso tecnico che rende ancora più amaro il verdetto del campo, ma che per il giornalista non deve diventare un alibi: l’Italia non avrebbe dovuto trovarsi in una situazione tale da dipendere da un singolo episodio contro avversari tecnicamente inferiori.
Riforme “vuote” e vertici federali: l’attacco frontale a Gravina
Il cuore della critica si è poi spostato sulle istituzioni, con un attacco diretto al presidente della FIGC e alle recenti proposte di rinnovamento, giudicate totalmente inadeguate rispetto al disastro sportivo in corso. “Ma che riforme sono state fatte in questi giorni? L’altro giorno hanno presentato una riforma vuota, dicendo che gli allenatori faranno più tecnica nelle nazionali. Ma cos’è, ma noi non possiamo più essere prese per i fondelli. Le parole di Gravina sono fantascienza”, ha tuonato Caressa. Per il giornalista, il divario tra la realtà del campo e le stanze del potere è diventato incolmabile, con proposte che appaiono come semplici palliativi a fronte di una crisi che richiederebbe una rivoluzione strutturale completa.
Responsabilità e dimissioni: “In qualsiasi azienda cambierebbe tutto”
In conclusione, Caressa ha sollevato il tema della responsabilità professionale, paragonando la gestione della Nazionale a quella di una grande azienda privata. “Ma in quale azienda del mondo potrebbe succedere? In qualsiasi azienda, dopo uno scatafascio del genere, cambia tutto. Dopo una cosa del genere si va a casa, ciascuno con le sue colpe”. Il riferimento finale è andato anche alla gestione tecnica di Gattuso, arrivato in corsa ma travolto dagli eventi: “Gattuso ha avuto 15 giorni, non so nemmeno se fosse l’uomo giusto, forse sì, ma dopo stasera mi sembra fantascienza. Uno che non si dimette un minuto dopo che è andato al Mondiale è fantascienza”. Parole che chiudono una delle pagine più buie dello sport italiano, con la consapevolezza che, senza un addio collettivo dei responsabili, il prossimo quadriennio rischia di essere la fotocopia di quelli precedenti.
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