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Zoff: “All’estero i giovani giocano, in Italia pochi sono bravi. Mondiale? Tre flop non sono un caso”
Dino Zoff analizza il momento del calcio italiano: dalle simulazioni in campo alla gestione FIGC, fino al problema dei giovani e dei Mondiali.
Dino Zoff: “Meno furbizia e più sport, ecco come rialzare il calcio italiano”
La crisi del calcio italiano e la necessità di un ritorno ai valori autentici dello sport sono i temi centrali dell’analisi di Dino Zoff. L’ex allenatore e leggenda della Nazionale, in un’intervista rilasciata a La Stampa, ha tracciato la rotta per un possibile rilancio, sottolineando che non serve una rivoluzione totale, quanto piuttosto la scelta di figure competenti e coerenti con l’etica sportiva.
Secondo Zoff, il problema non è strutturale ma umano: “Non bisogna rifondare tutto, ma scegliere gli uomini giusti”. Un invito alla concretezza che parte dai vertici e arriva fino alla formazione dei nuovi talenti. Di seguito, le dichiarazioni principali dell’ex tecnico suddivise per macrocategorie:
L’etica in campo e l’atteggiamento degli atleti
“I furbi, i vittimisti, sono la cosa peggiore dello sport. Partiamo dal campo: tutti si buttano giù e non si migliora mai. Anche da allenatore mi arrabbiavo e dicevo “Che atleta sei quando per una spinta fai sei o sette capriole?”. E’ un atteggiamento sbagliato: per avere qualcosa subito, poi non avrai dopo. Ecco perché bisogna ripartire dalle regole di questo sport, che è sempre uno sport di contatto”.
La gestione della FIGC e il ruolo dei dirigenti
“Servono uomini di sport. La politica è molto attiva in questo momento, ma ricordatevi che lo sport è Politica, con la maiuscola, visto che migliora l’uomo sia fisicamente che moralmente. Maldini o Del Piero? Sono persone importanti, capaci e intelligenti: potrebbero fare bene, ma bisogna sempre capire il contesto. Per me l’importante è che un dirigente abbia l’idea dello sport che migliora l’uomo. Da qui bisogna ripartire e dai giovani”.
Il nodo giovani e il confronto con l’estero
“Quelli buoni giocano, vedi in Spagna. Perché un club non dovrebbe valorizzare un giovane talento? Capisco che ci sono tanti stranieri perché costano meno, però bisogna tornare alle radici delle cose. Se sei bravo, giochi. Quindi sono pochi quelli bravi in Italia? Basta vedere come è andata con la qualificazione al Mondiale. La prima volta può essere un incidente o un colpo di sfortuna, ma se succede per tre volte di fila… C’è un problema serio”.
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