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Italia fuori dai Mondiali, Albertini: “Non cerchiamo colpevoli, rifondiamo il sistema”
Demetrio Albertini analizza l’eliminazione dell’Italia contro la Bosnia. Il presidente del Settore Tecnico FIGC chiede un cambio di mentalità per il calcio italiano.
Il grido di Albertini: “Basta processi, serve un’analisi profonda”
Il trauma dell’eliminazione mondiale, la terza consecutiva per l’Italia, continua a generare onde d’urto in tutto il panorama sportivo e politico nazionale. Dopo la sconfitta ai rigori nel drammatico spareggio contro la Bosnia, il dibattito sulla crisi sistemica del calcio azzurro si è infiammato, chiamando in causa le figure apicali della FIGC. Tra le voci più autorevoli e riflessive spicca quella di Demetrio Albertini, attuale presidente del Settore Tecnico, che invita a spostare il focus dalla ricerca di un capro espiatorio alla costruzione di un progetto d’identità a lungo termine.
Secondo l’ex metronomo del Milan e della Nazionale, la ferita di Sarajevo non deve essere letta come un episodio isolato, ma come il sintomo di un’immobilismo che dura da troppo tempo. Albertini non punta il dito contro i singoli, ma contro un “cambio di mentalità” che fatica a realizzarsi. “Non possiamo continuare così”, ha dichiarato con fermezza, sottolineando come il problema non sia legato esclusivamente alla figura del presidente federale, ma alla capacità dell’intero movimento di decidere finalmente “cosa vogliamo diventare”. Di seguito le sue dichiarazioni integrali a Sky Sport.
Le parole di Albertini
“Da troppo tempo ripetiamo sempre le stesse cose. Il problema del calcio italiano non si limita ai tre Mondiali mancati: continuiamo a parlare di ciò che non si può fare, quando invece dovremmo concentrarci su quello che è possibile costruire. Non è una questione di Malagò o Gravina: il presidente federale è il frontman di un intero movimento. Nel calcio è sempre facile trovare un colpevole, ma serve un’analisi profonda. Dobbiamo capire cosa vogliamo diventare. È il momento di una vera rinascita, non possiamo continuare così”.
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