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Italia, senti De la Fuente: “Le vittorie di oggi sono frutto di un lavoro che va avanti da anni sui giovani”

Il ct della Spagna Luis De La Fuente spiega perché il successo nasce dalle Nazionali giovanili e da un modello costruito negli anni.

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De La Fuente Spagna
De La Fuente Spagna

Il segreto della Spagna parte dai giovani

Dietro una Nazionale capace di infilare 38 vittorie consecutive, conquistare un Europeo e aggiungere anche il titolo mondiale non c’è soltanto il talento di una generazione straordinaria. Per Luis De La Fuente il vero punto di forza della Spagna è un progetto costruito nel tempo, fondato sulla continuità e, soprattutto, sul lavoro svolto nelle selezioni giovanili. A una settimana dal trionfo di New York, il commissario tecnico ha ripercorso il cammino della Roja ai microfoni di AS, sottolineando come il successo sia il risultato di una crescita costante: “Il percorso si costruisce passo dopo passo. Quando poi entri davvero nel vivo del Mondiale, inizi a pensare: ‘Ce la giocheremo fino in fondo’. L’ho sempre detto”.

Un modello consolidato nel tempo

I riconoscimenti che arrivano oggi dall’estero rappresentano, secondo De La Fuente, la conferma della bontà di un sistema che non nasce da intuizioni improvvise. La Spagna è diventata un riferimento internazionale grazie a un’identità precisa, sviluppata negli anni e perfezionata da chi si è alternato alla guida delle diverse Nazionali.

Il ct evidenzia come ogni allenatore abbia lasciato la propria impronta, senza però snaturare un’idea condivisa. “Questi complimenti confermano un’idea precisa. Quello che stiamo vivendo non nasce oggi, ma è il frutto di un lavoro portato avanti per tanti anni seguendo un modello ben definito. Siamo sempre rimasti fedeli a quella filosofia. Naturalmente ogni commissario tecnico ha aggiunto qualcosa di personale, non solo nella Nazionale maggiore ma soprattutto nelle selezioni giovanili, che sono la vera base del progetto”.

Il vivaio come fondamento del successo

È proprio il riferimento ai giovani a spiegare la filosofia della Federazione spagnola. Per De La Fuente, infatti, il lavoro svolto nelle rappresentative Under rappresenta il cuore dell’intero sistema. È lì che vengono trasmessi principi tattici, mentalità e identità di gioco, consentendo ai calciatori di arrivare in Nazionale maggiore già pronti a inserirsi in un contesto familiare.

La continuità tra le varie categorie permette di evitare rivoluzioni improvvise e garantisce un ricambio naturale. Chi approda nella Roja conosce già metodi, richieste e stile di gioco, rendendo il passaggio quasi automatico. Un percorso che, secondo il commissario tecnico, precede anche il suo arrivo e che continua ad adattarsi all’evoluzione del calcio moderno senza perdere la propria essenza.

Un’identità che sa evolversi

Pur mantenendo saldi i principi che hanno reso celebre il calcio spagnolo, De La Fuente sottolinea come il modello sia stato capace di aggiornarsi nel corso degli anni. “L’idea di fondo, però, è sempre la stessa e precede anche il mio arrivo. Nel tempo è semplicemente evoluta, perché anche il calcio cambia continuamente. Ogni grande torneo rappresenta un ulteriore passo avanti”.

L’allenatore ricorda come già durante l’Europeo fossero stati introdotti nuovi concetti tattici, puntando maggiormente sugli esterni offensivi. Oggi, invece, la rapidità nelle transizioni e la velocità di esecuzione rappresentano aspetti imprescindibili per competere ai massimi livelli.

Oltre il possesso palla

Tra gli aspetti più interessanti dell’analisi del ct c’è anche il cambio di prospettiva sul modo di interpretare le partite. Se per anni il possesso palla è stato considerato il marchio di fabbrica della Spagna, oggi il calcio richiede maggiore equilibrio e capacità di adattamento.

“Già all’Europeo avevamo introdotto alcune novità, come un maggiore utilizzo degli esterni offensivi. Oggi, invece, transizioni rapide e velocità sono elementi fondamentali. Un tempo si pensava che la squadra con più possesso palla avesse quasi sempre la meglio. Oggi non è più così: una squadra con appena il 30% di possesso può vincere tranquillamente per 3-1”.

Una riflessione che sintetizza perfettamente l’evoluzione della Roja: non l’abbandono della propria identità, ma la capacità di rinnovarsi senza rinunciare ai principi che hanno reso il modello spagnolo uno dei più ammirati al mondo, a partire da quel lavoro silenzioso e costante che nasce nelle Nazionali giovanili e accompagna i talenti fino alla prima squadra.

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