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Camarda, un anno di sofferenza: tra il gioco del Lecce e l’ombra del dubbio sulla B

Francesco Camarda e le difficoltà al Lecce: tra statistiche negative nei duelli, lo scarso supporto tattico e il lungo infortunio alla spalla.

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Francesco Camarda

Camarda-Lecce, un battesimo di fuoco: tra sfortuna e l’impatto con il “muro” della Serie A

La prima vera stagione tra i professionisti per Francesco Camarda si sta rivelando un percorso formativo quanto mai complesso. Arrivato in prestito dal Milan con l’etichetta di predestinato, il classe 2008 nel Lecce ha dovuto scontrarsi con una realtà ben diversa dai campi giovanili, fatta di una lotta salvezza serrata e di un impatto fisico con il massimo campionato che, numeri alla mano, sta presentando un conto salato. Attualmente, il giovane centravanti sta cercando di dare il suo contributo per mantenere il Lecce in categoria, con i salentini quartultimi a un solo punto di vantaggio sulla Cremonese.

Il dato dei duelli e il limite tattico: il Lecce era la scelta giusta?

Uno degli aspetti più critici dell’annata emerge dalle statistiche avanzate di Kickest. Camarda è attualmente all’ultimo posto in Serie A per percentuale di duelli vinti: tra i calciatori con almeno 500 minuti, si ferma al 26,9% (21 su 78). Davanti a lui, seppur di poco, figura Mosquera dell’Hellas Verona con il 27,4%.

Questi numeri, tuttavia, sollevano un dubbio sulla bontà della scelta estiva: era il Lecce il contesto ideale? Lo stile di gioco di Di Francesco, spesso poco propositivo e costretto a una fase difensiva ad oltranza per necessità di classifica, ha lasciato Camarda isolato. In un sistema che produce pochi palloni puliti in area, un diciottenne alla prima esperienza finisce inevitabilmente per logorarsi in duelli fisici impari contro difensori scafati.

Forse, un passaggio intermedio in Serie B, in una squadra di alta classifica dove avrebbe potuto giocare più palloni negli ultimi sedici metri, avrebbe favorito una crescita più lineare. In tal senso, torna alla nostra mente l’esempio di Pio Esposito, che in due campionati con lo Spezia si è formato e fatto le ossa, faticando nel primo ma esplodendo nel secondo per poi fare rientro all’Inter.

La sfortuna: l’operazione che ha spezzato il ritmo

A complicare un quadro già difficile si è messa di mezzo la sfortuna. Il rendimento di Camarda è stato pesantemente condizionato dall’infortunio alla spalla subito a gennaio, che lo ha costretto a un intervento chirurgico e a un forfait di oltre tre mesi. Saltare 15 partite proprio nel momento in cui avrebbe dovuto trovare l’amalgama con i compagni ha reso la sua stagione un’incompiuta.

Con sole 20 presenze (di cui appena 7 da titolare) e un solo gol all’attivo — realizzato il 28 settembre contro il Bologna — il bilancio del prestito non ha dato i frutti sperati dal Milan. Tra scelte ambientali discutibili e una sorte avversa, l’anno di Camarda resta un duro, ma forse necessario, bagno di realtà nel calcio dei grandi.

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