Primavera 1

Luca Falbo, l'esterno gentleman e ambizioso della Lazio

Dalle Alpi agli Appennini lungo la fascia, l'esterno che vuole sorprendere

Karim Dafirbillah
03.04.2020 19:00

 

In genere, specie in autostrada, la corsia di sinistra non è per tutti e dà la possibilità di raggiungere velocità sostenute, seppur nei limiti. Luca Falbo questo lo sa benissimo, essendo patentato da un anno, ma a differenza dell'autostrada lui sul campo, su quella corsia, può correre senza limiti. Inizia all'età di cinque anni nella scuola calcio dell' U.S.D. La Chivasso la corsa di Luca, classe 2000, squadra della cittadina di Chivasso, dove vive, a pochi chilometri da Torino; a quell'età non si hanno ancora ruoli predefiniti ma la sua indole è più nell'offendere che nel difendere venendo, quindi, utilizzato maggiormente come attaccante. La scelta del mister dà i suoi frutti e così ad otto anni, Ermanno De Maria decide di volerlo con sé nella squadra di categoria del Torino. Il cambio di squadra diventa anche un cambio di ruolo e, se vogliamo, un segno per il piccolo Luca, infatti viene spostato maggiormente sulla sinistra nel tridente offensivo; ed anche questa scelta ha i suoi frutti: dopo tre anni si presenta la Roma che lo vuole a tutti i costi. Per il preadolescente piemontese è una nuova emozionante avventura ma nello stesso tempo triste, allontanarsi dal mister De Maria non è semplice ma capisce che diventerà grande anche grazie a lui, il quale gli ha predetto a nove anni quale sarebbe stato il suo ruolo attuale. Dalle Alpi, quindi, parte la sua corsa verso gli Appennini, mantenendo la corsia di sinistra. Sono gli anni d'oro di Maicon, sulla destra, e Marcelo, sulla sinistra, suoi idoli. Arrivato nella Capitale, agli ordini di Manfrè, la predizione del caro De Maria si realizza: viene arretrato per dare sfogo maggiore alla sua 'vecchia' indole offensiva. Sono sei anni intensi quelli con la maglia giallorossa dove Luca si contraddistingue, nonostante la giovane età, non solo per le doti sportive ma anche per l'educazione e il rispetto verso i compagni e tutti gli addetti ai lavori, tanto da sembrare un piccolo gentleman. In questi sei anni ha modo di scoprire un nuovo ruolo (mezzala) e riscoprire quello vecchio (esterno alto). Una corsa, quella dell'ormai maggiorenne Luca, che si stabilizza, almeno finora, nella Capitale ma... con un salto sull'altra sponda del Tevere. Sì, perché tre anni fa la Lazio, in cerca, molto probabilmente, di un nuovo giovane Lulić, non si lascia sfuggire le qualità del ragazzo e decide di metterlo sotto contratto. Luca, intanto, continua la sua corsa lungo l'out di sinistra, confermando sempre più le parole di De Maria: esterno di centrocampo o esterno basso. Nella Lazio, oltre a diventare il vice capitano dietro ad Armini, la sua corsa sembra trovare, giorno dopo giorno, potenza e padronanza che spesso lo fanno agire d'istinto, forse troppo: se riuscisse a temporeggiare e ragionare un po', la sua corsa potrebbe proseguire presto in Prima Squadra. Non che mister Inzaghi non lo sappia, avendolo fatto esordire in Europa League, ma di certo in Serie A non è una caratteristica da sottovalutare. In questo campionato, fermato poi dal Sars-CoV-2, aveva totalizzato fino a quel momento 14 assist e 2 reti, pareggiando quelle messe a segno con l'Under17 giallorossa, tra le quali quella molto bella, al volo, contro il Napoli, proprio due giorni dopo l'esordio in Coppa. L'esterno 'gentleman' porta avanti anche i suoi studi: dopo essersi diplomato al liceo scientifico sta frequentando il primo anno di Economia all'università per poter, magari, un giorno intraprendere la carriera come direttore sportivo. Non ama molto i social e neanche la PlayStation, preferisce la riservatezza e la tranquillità della famiglia e degli amici, con della musica rap, hip-hop, con qualche libro e soprattutto del suo cagnolino, un volpino tedesco. Dopo tanta corsa sul campo, quale ricarica migliore? In questi giorni, come la gran parte dei giocatori, Luca cerca di mantenersi in forma da solo e non perdere la concentrazione per non riprendere con fatica e in ritardo questa corsa verso una maglia in Prima Squadra e, perché no, anche in Nazionale e magari alzare un giorno qualche trofeo come lo Scudetto e... la Coppa del Mondo. Stiamo correndo troppo? Beh, d'altronde solo la corsa in autostrada ha un limite e non quella per raggiungere un sogno.

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