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Nazionali Giovanili

Italia U19, Favo: “I giovani devono giocare, qualcosa sta cambiando”

Il ct dell’Italia U19, Favo, ha parlato a margine del Gran Galà del calcio ADICOSP sui giovani nel calcio italiano e il futuro

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Massimiliano Favo (Italia U19)
Massimiliano Favo (Italia U19)

Il lavoro di crescita e l’identità dell’Italia U19

Il commissario tecnico Massimiliano Favo ha tracciato un quadro chiaro del percorso intrapreso con l’Italia U19, sottolineando come l’obiettivo principale sia quello di costruire giocatori pronti per il calcio internazionale. Il selezionatore ha evidenziato che “il nostro compito è di far fare esperienza internazionale a questi ragazzi”, rimarcando quanto sia fondamentale abituarli a ritmi e intensità superiori rispetto a quelli spesso riscontrati a livello giovanile nei campionati nazionali. Secondo Favo, il gruppo a disposizione possiede “moltissimo talento”. A fare la differenza, però, è la capacità di adattarsi a contesti competitivi più esigenti. In questo senso, i segnali sono incoraggianti. L’Italia Under 19 riesce a confrontarsi con le migliori selezioni europee e a rimanere competitiva, tanto da guadagnarsi il rispetto degli avversari. Non è un dettaglio da poco, perché il fatto che molte squadre preferiscano evitare gli azzurri rappresenta un indicatore concreto della crescita del movimento. Questo percorso, costruito attraverso lavoro quotidiano e confronto internazionale, lascia intravedere prospettive positive per il futuro del calcio italiano.

Talenti in fuga e difficoltà del sistema italiano

Uno dei temi più delicati toccati da Favo, nelle parole riportate da Tmw a margine del Gran Galà del Calcio ADICOSP, riguarda la partenza di giovani promettenti verso l’estero, come nel caso di Reggiani e Samuele Inacio, approdati al Borussia Dortmund. Il commissario tecnico ha evitato polemiche dirette, chiarendo che “non posso dare consigli ai club”, ma ha comunque offerto una riflessione significativa sul sistema calcistico italiano. Secondo la sua analisi, in Italia “sia più difficile per gli allenatori, in Italia, poter sbagliare. E avendo allenato in un club so cosa significa. Rispetto agli altri anni però la cosa sta cambiando e sono convinto lo farà sempre di più”. L’apertura verso una maggiore valorizzazione dei giovani potrebbe rappresentare una chiave fondamentale per evitare la fuga di talenti e rafforzare la competitività del calcio italiano nel lungo periodo.

Uno sguardo al futuro: prospettive verso il 2030

Guardando avanti, Favo si è mostrato ottimista sulle prospettive della Nazionale maggiore in vista dei Mondiali del 2030. Alla domanda sulla possibilità di costruire una base solida, la sua risposta è stata netta: “Assolutamente, c’è una grande base”, segno di una fiducia concreta nel lavoro svolto a livello giovanile. Il tecnico ha ribadito che i talenti non mancano e che diversi giocatori sono pronti a emergere, ma ha anche indicato con chiarezza la condizione imprescindibile per il loro sviluppo: “Devono però fare minutaggio tra i grandi e con continuità. Se competiamo a livello mondiale con corazzate che hanno giocatori di grande livello, e siamo più forti degli altri, il merito non può essere solo degli allenatori”. In questo senso, il futuro appare promettente, a patto che si continui a investire sui giovani. Oltre a creare le condizioni affinché possano affermarsi anche ai massimi livelli.

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