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Nazionali Giovanili

Gravina difende il lavoro federale: “Abbiamo creato il futuro del calcio italiano”

Gravina difende la FIGC sulla fuga dei talenti italiani e punta il dito contro l’abolizione del vincolo sportivo. Le sue dichiarazioni.

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Gabriele Gravina
Gabriele Gravina

Gravina e la fuga dei talenti: tra accuse alla politica e rivendicazioni federali

La questione della crescente emigrazione dei giovani talenti italiani continua ad animare il dibattito sul futuro del calcio nazionale. A tornare sull’argomento è stato Gabriele Gravina, presidente uscente della FIGC, intervenuto al Circolo Canottieri Aniene di Roma in occasione della presentazione del nuovo libro di Ivan Zazzaroni. Un contesto informale, ma che ha offerto l’opportunità per affrontare uno dei temi più delicati per il movimento calcistico italiano: la difficoltà nel trattenere i migliori prospetti formati nei vivai nazionali.

Il nodo del vincolo sportivo

Nel corso del suo intervento, Gravina ha individuato una causa ben precisa dietro il fenomeno che vede sempre più giovani promettenti scegliere percorsi all’estero. Secondo l’ex numero uno federale, alcune recenti scelte normative avrebbero finito per indebolire gli incentivi delle società a investire nella crescita dei ragazzi.

“Noi dobbiamo fare conto con questa realtà, poi se hai una politica che non ti supporta, che toglie il vincolo sportivo io non capisco perché alcune società dovrebbero investire sui giovani. Se poi perdiamo giocatori come Samuele Inacio e Luca Reggiani, due 2008 che giocano titolari al Borussia Dortmund, il problema non è Federale.

Parole che spostano il focus della discussione dalla responsabilità delle istituzioni calcistiche a quella della politica sportiva nazionale. Gravina sostiene infatti che, in assenza di adeguate tutele per i club formatori, diventi inevitabile assistere alla partenza di giovani calciatori attratti da opportunità più vantaggiose all’estero.

I casi Inacio e Reggiani come simbolo

L’esempio portato dal presidente federale non è casuale. Samuele Inacio e Luca Reggiani rappresentano infatti due dei profili più interessanti della nuova generazione azzurra. Entrambi classe 2008, stanno trovando spazio e continuità in un contesto altamente competitivo come quello del Borussia Dortmund, club che da anni si distingue per la valorizzazione dei giovani talenti.

Per Gravina, il trasferimento di prospetti di questo livello non può essere interpretato come un fallimento della FIGC. Al contrario, sarebbe il segnale di un sistema che forma giocatori di qualità ma che fatica a trattenerli a causa di condizioni strutturali e regolamentari non favorevoli.

La difesa del lavoro federale

Il presidente uscente ha poi colto l’occasione per rivendicare i risultati ottenuti dalla Federazione negli ultimi anni sul fronte della crescita del settore giovanile. Una risposta indiretta alle critiche che periodicamente investono il calcio italiano e la capacità delle sue istituzioni di programmare il futuro.

“Questo calcio ha prospettiva e l’abbiamo creata in questi otto anni. Abbiamo lavorato per vincere domani, se fino al 2018 le nazionali giovanili non arrivavano in finale e poi improvvisamente per la prima volta in 138 anni l’Under 17 vince l’Europeo nel 2024 e pochi giorni fa ha rivinto il titolo. Se l’Under 19 e l’Under 20 vince il titolo europeo, se l’Under 21 con la sola aggiunta di Donnarumma vince con Lussemburgo e la Grecia, che ha battuto l’Inghilterra, qualcosa vuol dire. Se in questi anni la FIGC per la prima volta nella sua storia vince il premio “Burlaz” qualcosa vorrà dire”.

Risultati e prospettive

Nella visione di Gravina, i successi delle rappresentative giovanili costituiscono la prova concreta dell’efficacia del percorso intrapreso dalla Federazione. Le vittorie europee delle selezioni Under 17, Under 19 e Under 20, unite ai progressi mostrati dall’Under 21, vengono indicate come indicatori di una filiera che funziona e che continua a produrre talento.

Resta però aperta la questione più delicata: trasformare questi risultati in una crescita stabile del movimento e, soprattutto, creare le condizioni affinché i migliori prospetti possano completare il proprio percorso in Italia. È su questo terreno che si giocherà una delle sfide più importanti del calcio italiano nei prossimi anni, tra esigenze di sviluppo, sostenibilità economica e competitività internazionale.

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