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La ricetta di Del Piero per la Nazionale: talento, idee e creatività

Del Piero parla di Nazionale, talento e futuro del calcio italiano: servono creatività, coraggio e un sistema capace di valorizzare i giovani.

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Alessandro Del Piero
Alessandro Del Piero

La maglia azzurra non può essere soltanto una nostalgia

Quando parla Alessandro Del Piero, soprattutto quando parla di Nazionale, è difficile separare le parole dall’immagine che quelle parole evocano. La maglia azzurra, per lui, non è mai stata soltanto una divisa: è stata responsabilità, orgoglio, appartenenza. E oggi, in una fase in cui il calcio italiano sembra ancora alla ricerca di una direzione, il suo messaggio arriva come una riflessione che va ben oltre il campo.

“La Nazionale? La maglia azzurra deve essere considerato un momento d’orgoglio. Tutti noi siamo chiamati a fare qualcosa in più, siccome siamo molto bravi in altri sport credo che il talento ci sia anche nel calcio ma semplicemente guardavamo nei luoghi sbagliati e in maniera sbagliata”.

È forse proprio questo il punto: il talento non è scomparso. Siamo diventati incapaci di riconoscerlo? Oppure abbiamo costruito un sistema che, troppo spesso, preferisce la certezza del giocatore già formato alla scommessa sul ragazzo che deve ancora diventarlo?

Cercare il talento, ma soprattutto costruirlo

Il calcio italiano ha storicamente prodotto campioni attraverso scuole, vivai, allenatori e una cultura tattica riconosciuta in tutto il mondo. Eppure qualcosa, negli ultimi anni, sembra essersi inceppato. Non basta più aspettare che il talento emerga spontaneamente: bisogna andare a cercarlo, accompagnarlo, proteggerlo e metterlo nelle condizioni di esprimersi.

Del Piero invita a guardare “nei luoghi sbagliati e in maniera sbagliata”. È una frase che dovrebbe interrogare dirigenti, società e settore giovanile. Quanto spazio concediamo davvero ai giovani? Quanto siamo disposti ad aspettare prima di giudicarli? E soprattutto: siamo ancora capaci di sviluppare un talento oppure ci limitiamo a selezionarlo?

Il problema, dunque, non è soltanto quanti campioni abbia oggi l’Italia. È capire perché alcuni potenziali campioni non arrivino mai a diventarlo.

La Premier League e la partita che si gioca fuori dal campo

Poi c’è l’altro grande tema sollevato dall’ex numero 10: il denaro. “Ci sono Paesi che ci hanno surclassato dal punto di vista economico, vedi la Premier League: questo non è un bene per noi, ma dobbiamo mettere in campo la nostra creatività, non solo come calciatori ma anche come management e ambiente e questo potrà farci tornare ad ottenere risultati positivi”.

La distanza economica con la Premier League è ormai evidente, ma arrendersi alla disparità dei fatturati significherebbe accettare una sconfitta prima ancora di giocare. Se gli altri possono spendere di più, l’Italia deve forse imparare a spendere meglio. Se non possiamo competere soltanto sul piano economico, possiamo farlo sul piano delle idee.

La creatività evocata da Del Piero non riguarda soltanto il talento con i piedi. Riguarda gli stadi, i vivai, la formazione, la comunicazione, il marketing, la gestione dei club. Riguarda un intero ecosistema.

Tornare a credere nel calcio italiano

Il messaggio, alla fine, è semplice ma tutt’altro che banale: il calcio italiano deve smettere di guardarsi indietro senza però dimenticare ciò che lo ha reso grande.

La Nazionale non può essere soltanto il ricordo delle notti magiche, dei Mondiali vinti e dei grandi numeri 10. Deve tornare a rappresentare un traguardo. “La maglia azzurra deve essere considerato un momento d’orgoglio”, dice Del Piero. E forse la vera sfida comincia proprio da qui: fare in modo che un ragazzo, oggi, guardando quella maglia, torni a pensare che indossarla sia il punto più alto della propria carriera.

Per riuscirci serviranno talento, coraggio e idee. Ma soprattutto la volontà di cambiare il modo in cui quel talento viene cercato e valorizzato. Perché il calcio italiano non ha necessariamente bisogno di tornare quello di una volta. Ha bisogno, finalmente, di diventare quello che ancora può essere.

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