Nazionali Giovanili
Italia U21, Antognoni: “Ci sono ragazzi molto bravi, ma giocano poco”
Giancarlo Antognoni parla dell’Italia U21 e del futuro del calcio: “Non c’è più spazio per i giocatori di fantasia”.
Una Nazionale che sa ancora regalare emozioni
C’è un calcio che cambia, si evolve, rincorre schemi e interpretazioni tattiche sempre più sofisticate. E poi c’è quello di Giancarlo Antognoni, fatto di talento, intuizione e quella libertà creativa che sembra appartenere a un’altra epoca. Oggi, nel ruolo di capo delegazione dell’Italia U21, l’ex numero 10 azzurro osserva da vicino una generazione che prova a costruirsi il proprio futuro. Un incarico che, come raccontato al Festival dello Sport di Trento, gli restituisce entusiasmo e soprattutto la possibilità di stare accanto ai giovani: “Lavorare con la Nazionale Under 21 dà molta soddisfazione. È un ambiente giovane, che ti permette di dare consigli, a volte giusti, di essere presente per questi ragazzi”.
Il talento c’è, ma resta in panchina
Il punto sollevato da Antognoni, però, va oltre la semplice esperienza personale. Secondo l’ex campione viola, il calcio italiano continua ad avere giovani interessanti, ma fatica a offrire loro continuità e responsabilità. Il talento, da solo, non basta se non trova spazio per esprimersi. “Io credo che tra loro ce ne siano anche di molto bravi. Il problema è che non hanno spazio per giocare più di tanto”, ha sottolineato. Una riflessione che chiama in causa il rapporto tra i settori giovanili e il calcio dei grandi, dove la necessità di ottenere risultati immediati può finire per comprimere il percorso dei ragazzi.
Il numero 10 è diventato un’eccezione
Ancora più significativa è la riflessione sul ruolo che Antognoni ha rappresentato per intere generazioni di appassionati. Il fantasista, quello capace di accendere una partita con una giocata imprevedibile, sembra avere sempre meno cittadinanza nel calcio moderno. “Nessuno, ormai, ha interesse a ricoprire un ruolo come il mio, ad essere il numero 10”, ha spiegato. Non è soltanto nostalgia per un ruolo perduto: è la fotografia di un gioco nel quale le esigenze tattiche hanno progressivamente ridotto gli spazi destinati all’improvvisazione.
Difendere la fantasia per difendere il futuro
La conclusione di Antognoni è allora anche un invito a interrogarsi sul percorso che il calcio italiano vuole intraprendere: “Nessuno, ormai, dà più spazio ai giocatori di fantasia”. Il tema non riguarda soltanto i numeri 10, ma il modo in cui vengono formati e utilizzati i giovani. Se il talento ha bisogno di minuti, fiducia e possibilità di sbagliare per trasformarsi in qualità, limitarne lo spazio significa correre il rischio di perderne una parte. La sfida dell’Under 21, in questo senso, non è soltanto preparare i campioni di domani, ma preservare quelle caratteristiche tecniche e creative che hanno contribuito alla storia del calcio italiano.
Continua a leggere le notizie di Mondo Primavera e segui la nostra pagina Facebook